L'internazionalizzazione e la tutela della lingua nazionale non devono essere poste in contrasto: occorre mantenere fermo il principio del bilinguismo» nell'impartire i corsi universitari. Questa l'opinione della presidente dell'Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, tirando le somme del convegno «Quali lingue per l'insegnamento universitario?», organizzato dall'Accademia della Crusca dopo la decisione del Politecnico di Milano e di altri atenei di dare vita a serie di lezioni tenute solo in inglese.
«Questa è l'opinione prevalente emersa dalla nostra giornata di studi - ha spiegato Maraschio - e a riprova della validità di questa posizione vi sono i casi di Paesi che anni addietro hanno avviato corsi solo in inglese, come la Germania, e oggi stanno tornando indietro, poiché questa politica presenta il rischio di causare fenomeni di decadenza delle lingua madre e rende più difficoltosi gli studi di approfondimento di alcune materie».
Al convegno, tenutosi a Firenze, hanno preso parte numerosi linguisti, oltre al sottosegretario all'istruzione Elena Ugolini ed al rettore del politecnico di Milano, Giovanni Azzone, che, per primo, ha recentemente annunciato l'intenzione di voler dare vita, dal 2014 ad alcuni corsi solo in inglese. «La nostra scelta nasce in risposta alle esigenze del mondo economico professionale: è così che si attraggono studenti da tutto il mondo», ha replicato.