Università e ospedale, studenti e pazienti, aule e laboratori. Percorrendo i corridoi della sede di viale Europa è inevitabile riflettere su quanto l'attività universitaria vada a braccetto con quella ospedaliera, su quanto i professori debbano abbinare l'essere docente con l'essere medico, su quanto l'attività di ricerca trovi quotidiano riscontro lungo una corsia degli Spedali Civili.
L'avrete capito, anche questa settimana il nostro tour nei nuovi dipartimenti dell'Università Statale fa tappa nell'ex facoltà di Medicina. Dopo aver raccontato il dipartimento di Medicina molecolare e traslazionale, oggi entriamo in quello di Scienze cliniche e sperimentali (in sigla Dscs), diretto da Enrico Agabiti Rosei.
Una struttura che comprende una ottantina di docenti e ricercatori e si articola in 5 sezioni: materno-infantile; neuroscienze; medicina interna e specialità cliniche; chirurgie generali e specialistiche; anatomia e fisiopatologia.
«L'aggregazione multidisciplinare che vede accanto alle componenti di area clinica una significativa presenza di componenti appartenenti a settori di forte rilievo nell'ambito delle discipline di base - racconta il direttore - consente da un lato la realizzazione di attività di ricerca integrate, finalizzate allo studio e al trattamento di un ampio spettro di patologie e disabilità, mentre dall'altro favorisce lo sviluppo di strategie didattiche nuove, integrate e più efficaci, finalizzate alla formazione di figure professionali mediche, delle professioni sanitarie e dell'area scientifica, in grado di tener conto sia delle risorse delle nuove tecnologie, sia del panorama epidemiologico attuale e futuro, allo scopo di conseguire il benessere fisico, psicologico e sociale dell'individuo».
Il dipartimento è sede di numerosi laboratori e centri di ricerca, che spaziano dall'assistenza intensiva dei bambini trapiantati ai disturbi del comportamento, dalle malattie neurodegenerative alle patologie perinatali, dalle immunodeficienze alle patologie epatiche, passando anche per gli studi su ipertensione, comportamento umano, salute della donna, deficit cognitivi in età geriatrica, neoplasie endocrine e malattie della tiroide.
«Sono più di un centinaio - continua il direttore Agabiti Rosei - le linee principali di ricerca, svolte sia a livello intradipartimentale sia interdipartimentale, oltre che nell'ambito di collaborazioni con importanti centri nazionali e internazionali. Le ricerche sono sostenute da finanziamenti da parte di associazioni e fondazioni locali (la Fondazione Golgi, la Fondazione Comunità Bresciana, la Fondazione Berlucchi, per citarne alcune), da Enti pubblici (Ministero dell'Università, Ministero della Salute, Regione Lombardia) e dall'Unione Europea».
Il dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali punta a formare medici e operatori sanitari che siano competenti dei problemi della medicina generale, ma nello stesso tempo aperti e predisposti alla specializzazione clinica e di ricerca scientifica, che pongono il malato al centro dell'attenzione, in una visione ricca di contenuti etici.
«È opportuno ribadire - sostiene Agabiti Rosei - che il progresso delle conoscenze, attraverso una attività di ricerca di alto livello, e la trasmissione delle conoscenze, attraverso una organizzazione didattica di qualità, sono presupposti essenziali per un'attività clinica di eccellenza e da essa sostanzialmente inscindibili».
Mario Nicoliello



