Scuola

Calini - Frutti di bosco bio e a chilometri zero

Tre piccole aziende bresciane hanno cominciato a coltivare biologicamente, senza l’uso di fertilizzanti chimici, i cosiddetti frutti di bosco: more, ribes, mirtilli, fragole. Il primo obiettivo? Garantire ai consumatori prodotti sani e a chilometro zero, coltivati vicini ai punti di vendita.

L’importanza che ha assunto il consumo di questi piccoli  frutti è evidente guardando lo spazio sempre maggiore che  si sono conquistati nei banchi di fruttivendoli e  supermercati. Sono un’ottima dose di antiossidanti, sostanze naturali antitumorali, fondamentali per la salute di chi è costretto a vivere nello smog e nella frenesia della città. E allora, vista la loro particolare fragilità,  alcuni imprenditori bresciani hanno pensato: «perché importarli dall’estero o da altre regioni?».  E’ bastato utilizzare zone abbandonate e improduttive e ci si è accorti che la nostra terra è adatta a queste colture. In breve i coltivatori si sono ritagliati un buon spazio commerciale producendo ogni anno circa 20-25 quintali di ottimi frutti.

Un altro aspetto interessante: in tempi di crisi economica c’è qualcuno che non piange sul lavoro che non c’è, ma si inventa coraggiosamente qualcosa di nuovo, riuscendo a conciliare il bisogno personale di un ritorno alla natura con quello di poter avere la certezza di nutrirsi in modo sano e fresco!

Se volete mettervi in gioco non perdetevi gli interessanti corsi organizzati dal Parco Adamello (http://www.parcoadamello.it ) dal mese di marzo per imparare a conoscere i frutti e coltivarli biologicamente.

Luca Bertoli

4^C Liceo Calini
(Tratto dal G.d.B. di Martedì 13 Marzo 2012, «Agricoltura di nicchia» a pag.38)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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