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La reclusione

La reclusione,in ambito giudiziario, è la conseguenza di un delitto e consiste nel privare il colpevole della propria libertà tramite la prigionia o il collocamento in edifici adibiti alla detenzione mentre, in ambito generale, rappresenta l’isolamento di una persona dal mondo civile.

Una domanda sorge spontanea: la reclusione è o non è una cosa giusta? Io ritengo la reclusione un elemento fondamentale per il mantenimento dell’ Ordine pubblico in quanto una vita senza regole è una vita rischiosa.
Inoltre, essa non deve essere considerata, principalmente, come una pena ma, essenzialmente, come una punizione rieducativa poiché il carcere ha valenza sociale, cioè l’autore del reato, all’interno di queste strutture deve saper riconoscere e comprendere il suo errore per poi saper rimediare.

Altri, invece, pensano che la reclusione abbia ripercussioni totalmente negative sulla persona in quanto la privazione in carcere è talmente estrema che non toglie al detenuto solo la libertà ma anche suoni, colori, odori che costruiscono la vita stessa.

Dopo quest’ultime mie riflessioni, la mia posizione iniziale è mutata: non dico che la reclusione sia una cosa sbagliata poiché ognuno deve pagare per le proprie azioni, ma che la reclusione deve rispettare i diritti dell’essere umano.
A tal proposito, concluderei, riportando dati di una tabella che condannano le carceri italiane in quanto “calpestano” i diritti dell’essere umano: 47.040 i posti
regolamentari presenti delle carceri italiane, 65.905 i detenuti presenti nelle carceri italiane.
Marcello Boglioni - Liceo Scientifico Leonardo (Brescia) - Classe II P

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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