Aninka e Pepicek. Ch'è un po' come dire Giulia, Sabrina, Nicola, Davide, Martina, Chiara... Già, perché quella di «Brundibár» di Hans Krása «è la storia di due bambini come noi, come voi». La storia degli alunni della 5ª della Calini di via Nino Bixio che hanno allestito lo spettacolo la serata del 25 gennaio al Nuovo Eden in occasione della Giornata della Memoria. Ed è pure la storia dei loro coetanei che assistono alla messa in scena nelle mattinate di oggi e di domani nel corso di ulteriori cinque repliche.
Una storia che non fa esplicito riferimento all'Olocausto. Non in senso stretto, pur essendovi legata a doppio filo: l'opera in musica «Brundibár» venne rappresentata nel 1944 nel campo Theresienstadt dinanzi a una delegazione in visita ispettiva della Croce Rossa che ignorava di trovarsi di fronte a gesti di pura finzione, quando gran parte dei prigionieri era già stata deportata ad Auschwitz per ridurre l'affollamento del campo e restituire l'idea di un luogo vivibile. «Brundibár» non narra le vicende dei campi di sterminio, no. «Brundibár» - con il coordinamento di Lorena Pasquini, presidente di Officina Memoria, le musiche di Alessandro Adami, l'allestimento di Beatrice Faedi, Nicola Lucini alla parte video e con le insegnanti Aurora Castiglioni, Sandra Martignon, Manuela Priolo, Carlo Stanga e la dirigente scolastica Angela Battagliola - è una vicenda di oppressione e prepotenza a danno di Aninka e Pepicek, bimbi poveri alla ricerca di pane e latte per far guarire la mamma malata. Un'«operina» la cui preparazione ha coinvolto i 42 giovanissimi attori della Calini per ben due anni in un laboratorio teatrale, un cammino introspettivo che li ha messi in contatto con le loro paure. Per capire che «il nemico è chi impedisce di ragionare», per comprendere che a volte, per timore della solitudine, ci si lascia trascinare dalla non sempre sana volontà del gruppo. Per imparare a far sentire la propria voce, perché per ogni «Brundibár» sconfitto ci saranno altre piazze per altre centinaia di «Brundibár» che cercheranno nel sopruso lo strumento di affermazione delle proprie ragioni.
Aninka e Pepicek si scontrano precocemente con le regole dei grandi, scoprendo che «No, senza soldini bere latte non si può», e nemmeno mangiar pane, né chiedere coni gelato. Incantati dalle canzoni «per non pensare» di «Brundibár», che magnetico attira le folle al suo cospetto al grido di un riedito «Pane et circenses», Aninka e Pepicek ne imitano le gesta intonando il motivetto insegnato loro dalla mamma. Però non funziona. Non inizialmente, almeno. Ma poi dove non arrivano gli uomini intervengono gli animali - «Sono la rana, andrà tutto bene», «Sono il gatto, noi non vi lasciamo soli» - e gli altri bambini. Uniti nella sconfitta di «Brundibár», che non si rassegna e promette che ci saranno «altre piazze».
Il laboratorio che - in collaborazione con Aned, Anpi, Cgil, Cisl, Uil e Stars dell'Università Cattolica - ha condotto gli scolari all'esibizione e mira a far sì che i bimbi siano in grado di riconoscerle, le «altre piazze», e di scongiurare il rischio che queste si trasformino in paesi, quartieri, città. «Vogliamo evitare ulteriori esclusioni», spiega uno di loro raccontando l'allestimento teatrale. «Spero non si ripeta più, non dobbiamo solo ricordare, ma cercare di vivere quel dramma e tentare di immedesimarci», aggiunge un altro.
E per loro, le insegnanti dicono che «è stato un lavoro impegnativo, ma bello. E prezioso».



