Il più grande e innovativo radiotelescopio italiano, il Sardinia Radio Telescope (Srt), sarà a disposizione della comunità scientifica entro fine anno. I primi passi per la sua costruzione, a Pranu Sanguni (nel cagliaritano) sono stati compiuti nel 2001 e "ora sono in corso gli ultimi test delle parti elettroniche" spiega Andrea Possenti, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, nel corso dell'incontro organizzato alla Cattolica di Brescia per la seconda edizione della Settimana della Fisica a Brescia.
Oltre ad essere uno strumento di punta per l'Italia, con una superficie attiva di 64 metri quadri, l'Srt sarà uno dei più grandi radiotelescopi della rete europea. "I segnali radio che arrivano da stelle e galassie sono debolissimi. Di gran lunga meno potenti di quelli emessi dai nostri apparecchi radiofonici - continua e immersi in una grande quantità di rumori di fondo. Per questo i radiotelescopi devono essere di grandi dimensioni e dotati di sistemi meccanici ed elettronici estremamente sofisticati". Nell'Srt la superficie della parabola è in grado di muoversi con la precisione di un decimillesimo di grado. "La parabola - continua - è composta da più di 1.000 pannelli di alluminio che raccolgono il segnale radio proveniente dal Cosmo e lo focalizzano ai ricevitori".
Il radiotelescopio sardo è equipaggiato con centinaia di sensori, per misurare eventuali deformazioni dovute al vento o alla temperatura atmosferica, connessi con veloci computer, in grado di riportare i pannelli nella posizione ideale, con aggiustamenti di frazioni di millimetro. L'Srt è uno strumento molto versatile. Grazie a speciali ricevitori, sarà capace di osservare simultaneamente varie porzioni di cielo e sarà anche utile per monitorare le orbite di asteroidi in potenziale rotta di collisione con il nostro Pianeta. I finanziamenti per realizzare l'apparato e i suoi impianti tecnologici sono stati erogati principalmente da Miur, Regione Sardegna e Agenzia Spaziale Italiana. Info al sito www.srt.inaf.it.m. c. r.



