Venerdì 15 febbraio 2013 verrà ricordato come un giorno speciale. Nell'arco di poche ore abbiamo prima assistito, increduli, allo spettacolo pirotecnico e inquietante, delle scie luminose e dei boati che hanno preceduto - in Russia - la caduta dei frammenti di un meteorite. Mentre verso sera si è tirato un sospiro di sollievo: il tanto temuto asteroide 2012 DA14 ha solo «sfiorato» la Terra, transitando a 27.500 chilometri dal nostro naso.
Nella storia del nostro Pianeta sono stati censiti ben 34.513 impatti, tutti riportati sulla mappa pubblicata dal sito osm2.cartodb.com. Ingrandendo la piantina, noterete che l'Italia non è immune da questi eventi e ancor meno lo è la nostra provincia: «Brescia è, o almeno è stata, terra di meteoriti spiega Massimo Della Valle, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e astronomo bresciano ora direttore dell'Osservatorio astronomico di Capodimonte (NA) -. Dei 38 frammenti sicuramente caduti in Italia, ben due sono atterrati nella bassa bresciana».
A Trenzano, nel 1856, è caduto un meteorite di 12 chili, mentre nel 1883, ad Alfianello, atterrò il frammento più grosso (più di due quintali) mai precipitato su territorio italiano. Cadde in un campo di trifoglio, formando un cratere profondo 1.5 metri.
Contrariamente a ciò che comunemente si crede «il sistema solare non è uno spazio vuoto, nel quale orbitano solo pianeti e satelliti spiega Della Valle ma pullula di detriti, che risalgono alla formazione del sistema solare. Sono miliardi i frammenti con diametro inferiore ai 10 metri, almeno 100mila con un raggio dell'ordine dei 50 metri e non meno di 1000 gli asteroidi più grandi di un chilometro». Per non parlare poi della polvere cosmica: «Ogni giorno 100 tonnellate di piccoli corpi, grandi come granelli di sabbia, piovono sulla Terra attraversando l'atmosfera all'incredibile velocità di 10-20 chilometri al secondo». «Statisticamente un meteorite grande come quello caduto in Russia, colpisce la Terra una volta ogni circa 10 anni», dice Della Valle. Purtroppo si tratta di eventi imprevedibili: «Non siamo in grado di avvistare oggetti così piccoli con largo anticipo».
Gli eventi catastrofici, per la caduta di asteroidi molto più grandi (almeno 10 chilometri di diametro, come quello atterrato 65 milioni di anni fa nella penisola dello Yucatan e che potrebbe aver provocato l'estinzione dei dinosauri), metterebbero invece a rischio la sopravvivenza della specie umana», ma fortunatamente sono assai più rari. «Per scongiurare l'impatto con la Terra bisognerà deviare la traiettoria degli asteroidi spiega -. Una delle possibilità è quella di far detonare ordigni nucleari nelle loro vicinanze. Le onde d'urto generate dalle esplosioni modificheranno le traiettorie quel tanto che basta per evitare l'impatto. Un effetto simile si può ottenere provocando una collisione tra l'asteroide e un satellite artificiale. Un'altra strategia, meno invasiva, consiste nell'inviare sonde sulla superficie dell'asteroide. In questo modo si può ottenere una piccolissima variazione della sua massa, sufficiente a modificarne l'orbita attorno al Sole».
Ci sarebbe poi una soluzione poco pratica ma davvero divertente: «Basterebbe tinteggiare di nero (o di bianco) una delle facce dell'asteroide - conclude Della Valle - Questa strategia sfrutta il cosiddetto effetto Yarkovsky: l'asteroide assorbe energia dal Sole e la irradia nello spazio sotto forma di calore. Se una sua faccia viene colorata di nero, il calore immagazzinato aumenta, così quando la faccia calda ruota verso il buio cosmico si raffredda liberando una grande quantità di energia, sufficiente per provocare un effetto a reazione e una variazione dell'orbita».
Maria Cristina Ricossa


