Scienza

Progetto Mose a Venezia seicento barriere in laguna

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Mose
Ore: 06:01 | mercoledì, 4 agosto 2010

Mose a Venezia. La prima immagine è quella del grande sistema di paratoie mobili che dovrebbe proteggere la città lagunare sia dalle acque alte che dall'eventuale innalzamento del livello dei mari. Un'immagine rappresentata più volte, ma che in realtà è solo la punta dell'iceberg di un complesso progetto iniziato già negli anni Novanta, che dovrebbe entrare in funzione nel 2014.
L'ecosistema lagunare
Prima di capire esattamente cos'è e come funzionerà il Mose, è necessario però spiegare quali sono le particolarità e le caratteristiche dell'ambiente lagunare in cui la colossale opera dovrà produrre i propri effetti. Un ambiente la cui salvaguardia è stata definita già con la legge speciale 171 del 1973 «di preminente interesse nazionale».
L'ecosistema lagunare è costituito da tre parti principali individuate da tre unità territoriali che lavorano in uno stretto interscambio tra di loro. Primo di questi tre ambienti è la laguna vera e propria, intesa come bacino acquatico diviso dal mare vero e proprio da un litorale, la cui estensione attorno a Venezia raggiunge i 550 chilometri quadrati sviluppandosi per 60 chilometri dalla foce del fiume Adige. Della laguna fanno parte ben 50 isole connesse e attraversate da 1.500 chilometri di canali che assicurano la circolazione ed il ricambio dell'acqua. Agli estremi opposti della laguna si trovano, il bacino scolante, quella parte di terraferma, circa duemila chilometri quadrati che convoglia le acque piovane e fluviali in laguna attraverso 27 sbocchi, e l'alto Adriatico che due volte al giorno riversa nella laguna circa 400 milioni di metri cubi di acqua creando escursioni medie di circa 70 cm.
La malattia e la cura
Tre le problematiche principali dovute sia a fenomeni naturali che artificiali, che hanno richiesto di intervenire in maniera efficace per salvaguardare un patrimonio quello lagunare che andava via via scomparendo a causa di tre fattori principali: l'aumento delle acque alte, l'erosione dei litorali e il degrado ambientale. Il primo problema forse il più evidente era ben chiaro dall'allagamento sempre più frequente proprio di Venezia, il secondo l'erosione creava maggiori problemi in caso di mareggiate creando una mancanza di protezione alla laguna che ne sconvolgeva periodicamente il ricambio di acque. Ad aggravare il tutto veniva l'inquinamento che ha portato a profonde modifiche nell'habitat, reso in alcuni punti non idoneo alle specie ittiche e di avifauna che da secoli nidificavano nella zona.
Con il nome di Mose, utilizzato come acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico, si intende l'intero e complesso sistema di interventi messi in campo per proteggere Venezia e la sua laguna proprio dai fenomeni elencati in precedenza.
Il sistema di interventi del progetto Mose, avviato dal Magistrato alla Acque di Venezia tramite il Consorzio Venezia Nuova, punta quindi a lavorare proprio nelle tre direzioni evidenziate dai problemi con operazioni il cui costo complessivo dovrebbe avvicinarsi ai dieci miliardi di euro.
Le sponde più alte
Per la difesa dalle acque alte oggi completa al 65% sono stati quindi predisposti sia il sistema di paratie mobili, il Mose vero e proprio, sia l'adeguamento di Venezia e dell'intera zona lagunare a sopportare acque alte di massimo 110 centimetri, attraverso l'innalzamento di rive e sponde per un totale di 1.300 ettari.
Per difendersi dalla mareggiate si è invece provveduto a rinforzare i litorali, ricostruendo 45 chilometri di spiagge, otto di dune costiere e 11 chilometri di rinforzi per i moli.
Infine per la difesa ambientale oltre alle opera di messa in sicurezza di canali e siti inquinanti, sono stati asportati per la bonifica 320mila metri cubi di sedimenti inquinati.
Chiarita la complessità di interventi che fanno da scenario all'intero progetto, spiegare il funzionamento del sistema Mose vero e proprio non è difficile, ciò che sta alla base del funzionamento e che lo rende possibile il semplicissimo principio di Archimede, vale a dire «ogni corpo immerso totalmente o parzialmente in un fluido riceve una spinta, detta forza di galleggiamento, dal basso verso l'alto di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa».
Le barriere in laguna
Una regola che vale anche per le 78 paratoie di acciaio ognuna 600 metri quadrati che funzioneranno come dighe venendo azionate in caso della previsione di acque alte superiori ai 110 centimetri. In pratica per far sollevare le paratoie non si dovrà fare altro che immettervi del gas all'interno, in modo da renderle leggere e costringerle al galleggiamento. Facile a dirsi un po' meno a farsi per la posizione di affiancamento che non deve lasciare spazio alle infiltrazioni di acqua, mantenendo allo stesso tempo una struttura capace di assecondare il moto ondoso ricavandone allo stesso tempo energia e anche per le problematiche legate a sedimenti che potrebbero comprometterne il funzionamento.
Davide Lorenzini

Giornale di Brescia su