Parte la campagna informativa per educare e sensibilizzare sul problema delle allergie in età pediatrica. "Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento sensibile ed allarmante di manifestazione allergiche in età pediatrica. Con questa campagna la Siaip, Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica vuole mettere in evidenza il ruolo importantissimo che può avere la prevenzione, con l'obiettivo di diffondere informazioni rispetto ai comportamenti e alle scelte più appropriate per i propri bambini.
Quello delle allergie alimentari in età pediatrica è un tema di cui molto si discute ma poco si sa, spesso accompagnato da «falsi miti e leggende".
"È necessario dunque intervenire in modo efficace dal momento che le allergie alimentari spesso determinano altre forme di allergie, come quelle respiratorie, con effetti significativi sulla qualità della vita. Per questo Siaip ha deciso di avviare una vera e propria campagna di comunicazione", spiega Luciana Indinnimeo, past president di Siaip. Il progetto prevede la realizzazione di opuscoli informativi e azioni divulgative sui media, nelle sale d'attesa dei pediatri e on-line, canali ad alta penetrazione sul target "mamma" per la ricerca di informazioni inerenti al proprio bambino. La campagna sarà online il sito www.allergiebaby.it. Nel portale si sottolinea, ad esempio, quanto la familiarità allergica sia un fattore chiave da prendere in considerazione: è sufficiente che mamma o papà, fratello o sorella siano allergici per aumentare fino ad oltre il 50%, il rischio di allergia nel piccolo.
L'iniziativa, oltre a prevedere la divulgazione di notizie scientificamente corrette, vuole fornire strumenti utili e suggerimenti pratici di applicazione immediata; un test permetterà di identificare in base alla propria storia allergica familiare il rischio allergico, fermo restando che è sempre compito del pediatra interpretare i dati e individuare gli interventi più opportuni. In caso di rischio allergico, inoltre, vengono proposti utili consigli.
Ovvero: allattare al seno in modo esclusivo per i primi 6 mesi di vita e proseguire con l'allattamento materno durante l'intero periodo dello svezzamento. Iniziare lo svezzamento preferibilmente tra 4 e 6 mesi di vita, perchè prima l'organismo del bambino non è ancora pronto ad accettare alimenti diversi dal latte.
Dall'inizio dello svezzamento in poi, programmare l'inserimento graduale di tutti gli alimenti. Proporre un nuovo alimento alla volta, per facilitare l'accettazione e individuare tempestivamente eventuali allergie.
Per precauzione, è possibile rimandare dopo il primo anno di vita l'inserimento di kiwi, sedano, frutta a guscio, crostacei. "Le allergie più diffuse nei primi anni di vita sono quelle alimentari e, in particolare, alle proteine del latte vaccino, allergia che in Italia vede coinvolti circa 100.000 bambini in età pre-scolare - continua Indinnimeo -. Molti genitori iniziano a preoccuparsi delle allergie solo dallo svezzamento in poi; in realtà, però, i primi mesi di vita sono particolarmente critici. Per questo è importante sottolineare l'importanza del latte materno, scelta da privilegiare per tutti i piccoli e, in particolare, nei lattanti a rischio allergico, vista l'azione protettiva dell'allattamento al seno. In caso di mancanza di latte materno, è bene ricordare che il pediatra resta la figura di riferimento principale".
E, a proposito di allergie, sono in aumento reazioni allergiche, infezioni gravi e reazioni anomale della pelle dovute ai nuovi inchiostri usati. Lo hanno reso noti i dermatologi dell' "American Academy of Dermatology" riuniti a Miami Beach, in Florida, per il congresso annuale. Spiega Michi Shinohara, docente di dermatologia alla University of Washington di Seattle: "Registriamo un aumento dei casi di allergie, prurito, formazione di cisti e arrossamenti a distanza di giorni, di mesi e anche di anni dal primo tatuaggio. Oltre ad un peggioramento di alcune malattie croniche della pelle come psoriasi ed eczemi associate ai tatuaggi e una anomala associazione fra la sarcoidosi, una malattia autoimmune che si presenta con granulomi ma che può anche evolvere negli organi interni, e questi inchiostri. La composizione dei tatoo - aggiunge - è cambiata, gli inchiostri moderni contengono coloranti azoici, gli stessi usati nell'industria tessile, della stampa e nelle vernici delle automobili e pigmenti derivati della plastica. Questi composti si trovano nei colori rossi brillanti, corallo e gialli".
"Questi inchiostri - spiega - interagiscono con la pelle e provocano complicanze anche sconosciute , incluse infezioni micobatteriche atipiche. Le reazioni della pelle possono anche essere confuse con il carcinoma squamo cellulare o nascondere il melanoma che viene così diagnosticato in ritardo. I tatoo possono provocare infezioni come epatiti B e C". In Italia il 6,6% dei ragazzi fra i 12 e i 18 anni ha almeno un tatuaggio e aumentano le reazioni allergiche.
La Commissione europea, con la risoluzione Resap/2008, ha riconosciuto i composti azoici come tossici e sensibilizzanti raccomandando di non usarli.
In uno studio presentato al ministero della Salute è emerso, però, che nei tatuaggi non solo ci sono tali ingredienti, ma anche un'elevata quantità di metalli pesanti come nichel, cromo e cobalto.



