La densità dei detriti spaziali intorno alla Terra rappresenta un problema per la salvaguardia di infrastrutture e satelliti in orbita, alla cui operatività sono legati servizi indispensabili per la nostra vita quotidiana e i sistemi di sicurezza sul pianeta.
Tenere sotto controllo la miriade di oggetti, la maggior parte di dimensioni inferiori a 10 centimetri è sempre più complesso. Peraltro i rischi di collisione sono frequenti e costringono i centri di controllo delle missioni e gli operatori satellitari ad effettuare manovre preventive per evitare impatti tali da danneggiare i sottosistemi o addirittura provocare la distruzione delle piattaforme.
Solo a livello europeo, per la messa in atto di azioni diversive in orbita, si stimano perdite economiche intorno ai 140 milioni all'anno, destinate ad aumentare del 50% entro il prossimo decennio.
Un livello di allarme cresciuto al punto da indurre la Commissione europea a lanciare la proposta di un sistema di sorveglianza spaziale in grado di localizzare e monitorare i frammenti pericolosi, segnalando agli operatori satellitari i rischi di collisione e alle pubbliche amministrazioni i cosiddetti rientri incontrollati in atmosfera dei detriti più grossi.
Sul piano prettamente operativo dagli Stati Uniti arriva la proposta di passare all'azione per rimuovere la spazzatura spaziale. Si tratta di un sistema completamente nuovo in grado di raccattare i minuscoli corpi vaganti in orbita utilizzando le tecnologie attuali.
Si chiama Space Sweeper (letteralmente «scopa spaziale»), è stato sviluppato dalla Texas A&M University (Tamu) e si presenta come una piccola piattaforma satellitare in grado di utilizzare l'energia cinetica del detrito catturato per muoversi e cambiare quota orbitale. In pratica, questo spazzino spaziale sfrutta l'effetto fionda di ogni oggetto, limitando il consumo di propellente.
La Nasa stima che circa 500mila pezzi più grandi di una biglia e 22mila più grandi di un pallone da calcio orbitino attorno alla Terra alla velocità di 27mila km orari.
Probabilmente ci sono milioni di scorie con un millimetro di diametro. Una densa nube di detriti che mette a repentaglio la funzionalità dei satelliti e l'integrità dei veicoli spaziali in orbita terrestre, prima fra tutti la Stazione Spaziale Internazionale.
Senza un piano di intervento strategico, la situazione è destinata a diventare ingestibile e sempre più pericolosa. Limitarsi ad affinare le tecniche di tracciamento dei piccoli oggetti vaganti non è la soluzione migliore, perché è statisticamente improbabile che si riesca a evitare gli impatti al 100 per cento.
Nel recente passato sono state avanzate varie proposte per affrontare il problema dei detriti spaziali, tra cui l'uso del laser che potesse distruggerli e polverizzarli fino a una vera e propria rete acchiappatutto. In realtà, tutti i sistemi più avveniristici richiedono il perfezionamento delle tecnologie in uso e l'effettuazione di lunghi e costosi test. Quanto alla possibilità di inviare un veicolo spazzino per catturare gli oggetti più grandi e riportarli a terra, questo tipo di missione sarebbe oltremodo onerosa in termini di spreco di propellente.
Il sistema 4S suggerito dall'università texana prevede che il satellite fionda afferri i detriti e, una volta completata la rotazione, li spari verso il basso in modo che possano bruciare a contatto con l'atmosfera terrestre.
Lo Space Sweeper sfrutterebbe l'energia cinetica per indirizzarsi verso il successivo pezzo di spazzatura spaziale. Il dispendio di carburante sarebbe minimo e il risultato garantito.
La situazione, comunque, implica un intervento urgente per mettere in campo le debite contromisure.
Eugenio Sorrentino


