Suzuki, il piacere di rivedere una «Bandit»

La Casa giapponese ripropone la riuscita ed apprezzata 4 cilindri di 650 cc a meno di 7mila euro.

La Suzuki ha deciso di importare nuovamente anche in Italia la Bandit 650: è decisamente una buona notizia, perché questa media cilindrata, apprezzata con merito in Francia e Germania, è sempre stata un'ottima quattro cilindri dalle notevoli caratteristiche di comfort, facilità di guida, economia d'uso e di esercizio. A meno di 7.000 euro la Bandit 650 (650 Sa 2012 la sigla corretta) viene proposta in un'unica colorazione - bianco perlato - e con Abs e cupolino di serie: è una quotazione molto corretta, secondo il sempre favorevole rapporto qualità prezzo che Suzuki ha adottato da tempo, soprattutto per le sue medie a due e quattro cilindri (Gladius, Gsr600, V-Strom).
La Bandit fa parte della celebrata serie di quattro cilindri in linea che con questo nome sono state proposte dapprima nella cubatura di 400 e 600 cc per evolvere poi nella grossa 1200; dapprima il motore, con schema sempre parallelo fronte marcia, era dotato di un singolare raffreddamento aria olio (Sacs - Suzuki Advanced Cooling System), sostituito poi dal nuovo motore, sempre a 4 cilindri, raffreddato a liquido e proposto nella cilindrata di 650 e 1250 cc. La 650 da sempre è considerata una cilindrata molto adatta al turismo (facile accessoriarla con borse laterali e bauletto posteriore) mentre la più grossa 1250 è per tutti un campione di coppia e di elasticità grazie al propulsore di grossa cubatura, progettato e realizzato non per dare potenze estreme ma dolcezza e gradualità ai regimi di passaggio.
La Bandit 650 - versione 2012 - ripropone dunque i concetti di moto intelligente (invero non molto capiti in Italia) che abbina grande praticità a ottime prestazioni, non disgiunte da ottime finiture e da una componentistica di primo livello. Nel caso di questa Suzuki la posizione di guida è stata particolarmente curata con l'ampio cupolino che ripara efficacemente dall'aria e con il manubrio leggermente rialzato che agevola la maneggevolezza in manovra; di pregio la possibilità di regolare in altezza la sella del guidatore che può scegliere tra i 79 cm della posizione più bassa e gli 81 nella configurazione più elevata. Del propulsore della Bandit va detto ancora una volta che fa parte di quel felice filone dell'industria giapponese che dai lontani anni Settanta (con le mai dimenticate Honda Four) ha sempre sviluppato il quattro cilindri in linea, evidenziandone le doti di coppia e di elasticità di uno schema che ritorna sempre buon tiro ai bassi regimi e potenza elevata ai massimi livelli. Il 650 di questa Bandit edizione 2012 vanta il doppio albero a cammes in testa che comanda quattro valvole per cilindro, l'alimentazione curata da un efficace impianto a iniezione elettronica (Euro 3), il cambio a sei marce, la frizione a comando idraulico: un quadro tecnico molto tradizionale, che ha quale risultato un'affidabilità a tutta prova e di questo fanno testimonianza le tante Bandit che hanno superato i 150.000 km con la sola manutenzione ordinaria.
L'Abs di serie oggi è richiesto anche sulle medie cilindrate e la sua efficacia è assodata sulle due ruote quando l'asfalto bagnato o sdrucciolevole rendono difficoltosa, per il neofita, la frenata di emergenza; la forcella con steli di buon diametro e il monoammortizzatore chiudono il quadro di una ciclistica buon compromesso tra comfort e tenuta di strada. Facile, come detto, montare accessori per il turismo, come borse e bauletti.
Luca Scarpat

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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