In questo periodo dell'anno la raccolta e il consumo di funghi spontanei aumenta considerevolmente e, parallelamente, aumentano i casi d'intossicazioni, a volte anche mortali. Il Ministero della salute ha ricevuto diverse segnalazioni, in particolare dal Centro Antiveleni (CAV) di Milano, che ha evidenziano come negli ultimi due mesi, abbia fornito circa 200 consulenze telefoniche a pazienti coinvolti in presunte o reali intossicazioni da funghi, oltre a prestare le specifiche cure. Le manifestazioni determinate dai funghi tossici spesso mimano sindromi influenzali e come tali vengono trattate, con un pericoloso ritardo nella impostazione della terapia adeguata.
Consigli ai cittadini
Non consumare funghi se prima non sono stati controllati da un micologo o se non si è certi della loro commestibilità; consumare solo funghi ben cotti; non far consumare funghi a bambini, a donne in stato di gravidanza e a persone affette da particolari patologie; in caso di comparsa di sintomi quali: dolori addominali, vomito e diarrea o altra sintomatologia, dopo aver consumato funghi, contattare tempestivamente il medico di base o un Centro Antiveleni (CAV), o il pronto soccorso; i CAV dispongono di un servizio telefonico continuo che fornisce indicazioni e consulenze; se ci si reca al Pronto Soccorso per comparsa di vomito, diarrea o altra sintomatologia dopo il consumo di funghi non controllati, portare con se eventuali resti di funghi cotti, crudi o residui di pulizia.
Da una statistica pubblicata dal Centro di tossicologia della Fondazione Maugeri dell'Università di Pavia è emerso che, su un campione di mille famiglie italiane, circa il 35 per cento va in cerca di funghi. Tuttavia, solo pochi conoscono bene questi vegetali, anche se poi si mangiano tranquillamente quanto hanno raccolto. Solo il 5 per cento, infatti, fa controllare i funghi in un centro qualificato prima di consumarli. Il rischio, per la maggioranza degli italiani, è quindi quello di mettere nel proprio piatto un nemico della salute, se non addirittura un veleno.
Perché fanno male
I funghi possono però intossicare l'organismo per più motivi: per non essere del tutto adatti all'alimentazione umana. Accade, ad esempio, con alcuni tipi di funghi che contengono tossine destinate a essere distrutte con la cottura, ma che risultano altamente dannose se i funghi sono consumati crudi; per essere infestati da parassiti o di essere guasti: i funghi mangerecci possono essere veicolo di parassiti (non percepibili a occhio nudo) che, una volta ingeriti, determinano disturbi allo stomaco e all'intestino. Non solo; c'è un rischio di intossicazione anche se i funghi sono «vecchi» e mal conservati: al loro interno, si possono infatti formare sostanze molto tossiche (le cosiddette «ptomaine»); per essere, a volte, velenosi e quindi di contenere tossine nocive o addirittura mortali per l'uomo, che resistono anche alla cottura.
L'intossicazione
Le intossicazioni provocate dai funghi hanno la prerogativa: di seguire una precisa stagionalità; di coinvolgere interi nuclei familiari; di essere particolarmente subdole: i primi sintomi (nausea, vomito e diarrea) non mettono subito in allarme, perché sono spesso attribuiti ad una normale indigestione.
Le intossicazioni da funghi sono insidiose anche perché spesso c'è un periodo di latenza (e quindi di benessere) piuttosto lungo tra il momento in cui sono stati mangiati e la comparsa dei primi sintomi. Per questo diventa difficile mettere in relazione i sintomi con il loro consumo.
Diversi tipi di disturbi
Si distinguono due tipi di intossicazioni da funghi: quella a breve e quella a lunga incubazione. In quella a breve, i sintomi compaiono entro 4 ore dall'ingestione. Molto raramente questo tipo di intossicazione risulta mortale. In quella a lunga incubazione i disturbi si manifestano a distanza di 6 ore dal loro consumo. Si tratta delle intossicazioni più pericolose, poiché la comparsa tardiva dei disturbi può indurre la persona a consumare più volte il fungo a rischio. In entrambi i casi, però, le prime avvisaglie dell'intossicazione sono disturbi che coinvolgono stomaco e intestino e si manifestano con nausea, vomito, diarrea, talvolta così lievi da passare del tutto inosservati.
Le principali sindromi
I funghi in grado di scatenare intossicazioni a breve termine sono numerosissimi ma, a seconda della loro specie, si possono avere sindromi, e quindi sintomi, molto differenti. Ecco le principali:
- la sindrome resinoide, che causa problemi soltanto a stomaco e intestino;
- la sindrome muscarinica, che si manifesta con nausea, vomito e diarrea a cui si associa sudorazione abbondante;
- la sindrome pantherinica, che oltre a colpire stomaco e intestino, determina confusione e convulsioni;
- la sindrome psicodislettica, in cui vomito e diarrea si associano ad allucinazioni;
- la sindrome coprinica, che si scatena soltanto se i funghi vengono assunti in contemporanea a bevande alcoliche.
In questo caso, oltre a disturbi digestivi e intestinali, si associano malessere generale, arrossamento del viso, abbassamento della pressione. I rischi maggiori per la salute, in caso di intossicazioni a breve termine, sono legati soprattutto alla forte perdita di liquidi e di sali minerali che l'organismo elimina attraverso il vomito e la diarrea.
La falloidea
Anche i funghi che deteminano intossicazioni a lunga incubazione possono dare sindromi diverse. Tra queste, una delle più temibili è la falloidea, scatenata soprattutto dall'ingestione dell'Amanita phalloides, il fungo più pericoloso presente nel nostro Paese. Contiene infatti sostanze velenose (le amatossine), che risultano mortali anche in piccole quantità: la dose letale è di 0,1 milligrammi per ogni chilo di peso e per un adulto possono perciò essere sufficienti soli 20 grammi di fungo fresco. I primi sintomi dell'avvelenamento si manifestano tra le 6 e le 24 ore dall'ingestione, con vomito e diarrea profusa. A distanza di circa due giorni, il fungo danneggia il fegato, determinando un'epatite fulminante.
La orellanica
La orellanica è un'intossicazione determinata dall'ingestione del Cortinarius orellanus. I primi sintomi (nausea, vomito, sudorazione, sete intensa) sono molto sfumati e si manifestano 2-3 giorni dopo l'ingestione del fungo, tempo che dà modo di consumare ripetutamente lo stesso alimento, moltiplicandone così gli effetti. Organo bersaglio del Cortinarius è il rene. A distanza di parecchie settimane dalla sua ingestione, compaiono i sintomi più seri dell'intossicazione: dolori lombari, cioè localizzati nella parte bassa della schiena, mal di testa, una totale mancanza di emissione di urina, segno evidente di un danno e di un'insufficienza renale irreversibili.
Funghi: che fare se si mangiano quelli velenosi
In alcuni casi, i sintomi compaiono dopo quattro ore dall'ingestione: molto raramente l'intossicazione è di carattere mortale. In altri, i disturbi si presentano anche dopo molte ore, o giorni: sono i casi più pericolosi e si rischia di moltiplicare gli effetti tossici.

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