Vi svegliate presto per essere i primi agli sportelli. Alcuni di voi hanno a fianco fedeli accompagnatori, mariti, mogli, figli, genitori. Altri sono soli. Alcuni di voi prima di trovare il posto giusto sbagliano piano due o tre volte e chiedono informazioni ad almeno 4 o 5 persone. Altri sono già stati lì così tante volte e non sbagliano più. Siete voi. Siete i pazienti che, con più o meno pazienza, aspettate una risposta e che, con tante domande nel cuore, siete pieni di attesa, paura e speranza.
Dietro alla burocrazia del Cup o all'attesa del vostro turno nelle sale di aspetto, siete spesso chiusi nel vostro silenzio. Alcuni tengono gli occhi a terra per paura di un referto che tarda ad arrivare, come per sperare che non arrivi mai quel momento in cui il medico vi debba riferire dell'esito negativo di quel particolare esame. Altri hanno gli occhi vispi, spalancati e attenti. Alcuni di voi si lamentano ad alta voce, della vita, del tempo, dell'attesa, di noi. Altri guardano con devozione colui che in qualche modo gli ha salvato la vita o gli ha tolto il dolore. Avete tutti le vostre buone e cattive abitudini, la vostra storia personale e la vostra, più o meno lunga, storia clinica.
Noi, i medici, siamo quelli col camice bianco, senza il quale saremmo in tutto e per tutto come voi, stesse paure, stesse attese, stesse speranze. Ci potete vedere camminare svelti, di corsa su e giù per le scale, o fermi immobili per ore a scrivere al computer, dietro alla scrivania, un po' distanti e con la testa nelle cartelle. Noi siamo quelli che ascoltano il vostro respiro attraverso la schiena, quelli che interpretano il battito del cuore, il dolore alla pancia, le fitte alle ossa. Siamo quelli che gioiscono per un intervento andato bene e che non dormono se qualcosa è andato storto. Siamo quelli che si arrabbiano se non venite alla visita portando tutta la documentazione clinica. Possiamo essere giovani o anziani, con tanta o con poca esperienza, ma siamo lì per voi. Il tempo che vorremmo dedicarvi sarebbe molto di più, ma fuori dallo studio c'è qualcun'altro che aspetta. E se non c'è più nessuno, qualcuno a casa si lamenta della nostra assenza.
di Marina Pizzoni


