Salute e benessere

Tante le cure eccellenti...

«La spesa sanitaria in Italia è pari al 9,3% del Pil, in America del 19%. Ma con meno fondi garantiamo cure migliori»

L'Italia investe meno risorse in salute rispetto ad altri Paesi, ma ottiene risultati migliori. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente, grazie all'uso appropriato delle terapie, a servizi territoriali diffusi e alle eccellenze ospedaliere.

Si colloca infatti al 12° posto fra i 27 Paesi europei per il più basso indice di mortalità per tutti i tipi di cancro (Italia: 212 - Europa: 230). Ma i programmi di prevenzione oncologica nel nostro Paese sono troppo pochi e hanno spesso un ruolo marginale, anche se si traducono nel lungo termine in milioni di vite salvate.

I tagli legati alla spending review rischiano di compromettere gli equilibri su cui si basa l'efficienza del nostro modello assistenziale. È necessario quindi individuare nuove risorse da investire in progetti di prevenzione e per favorire l'accesso ai trattamenti innovativi che presentano costi elevati. E opportunità importanti possono essere offerte da una migliore appropriatezza, da una maggiore efficienza organizzativa delle strutture, dal ridurre esami inappropriati e dai biosimilari, farmaci simili ma non uguali agli originali biotecnologici. Il tema della sostenibilità è al centro dell'agenda del 49° Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), il più importante appuntamento mondiale di Oncologia che si chiude oggi a Chicago e che ha visto la partecipazione di oltre 30.000 specialisti provenienti da tutto il mondo.

«La spesa sanitaria totale nel nostro Paese - spiega Sergio Pecorelli, presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e rettore dell’Università degli Studi di Brescia - è pari al 9,3% del Prodotto interno lordo, comunque, seppure di poco, superiore alla media europea, equivalente al 9%. Numeri molto distanti da quelli degli Usa, dove il costo per la salute costituisce il 19% del Pil. In Italia i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% dell'intera spesa nosocomiale. Nonostante l’aumento dell'età media della popolazione italiana, quello che si spendeper i farmaci oncologici è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni, passando da 1,390 miliardi di euro nel 2008, a 1,550 nel 2010, a 1,530 nel 2011. Non si può considerare solo il parametro 'costo' senza analizzare il risultato che ne deriva. Complessivamente, nel nostro Paese migliorano le percentuali di guarigione dai tumori. Il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in neoplasie frequenti come quelle del seno (87%) e della prostata (88%). Ma è necessario aumentare gli investimenti in prevenzione, soprattutto sugli stili di vita, ancora troppo scarsi. E non possiamo parlare di costi e sprechi dividendo l’ospedale dal territorio, serve una visione globale delle risorse disponibili».

I farmaci biotech hanno rivoluzionato l’oncologia e l’arrivo, nei prossimi anni, dei biosimilari di anticorpi monoclonali può aprire nuove prospettive, senza trascurare gli interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza per i pazienti.

«Questi prodotti - continua Pecorelli - possono favorire risparmi e la sostenibilità dei sistemi sanitari. La razionalizzazione delle risorse disponibili passa anche attraverso l’appropriatezza nell’uso dei farmaci. I biosimilari degli anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi in commercio, per cui va garantita una stretta farmacovigilanza».

«Le maggiori criticità legate all'uso di questi prodotti - sottolinea Stefano Cascinu, presidente Associazione italiana Oncologia medica- derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto all’originatore. È necessario, quindi, che sia posta particolare attenzione ai processi di vigilanza e controllo. Servono studi post-marketing di sicurezza ed efficacia e appositi registri per i biosimilari di anticorpi monoclonali. Inoltre, deve essere previsto un uso appropriato e attento dello strumento della notifica di eventuali reazioni avverse».

Nel 2012 i tumori hanno fatto registrare in Italia 364mila nuove diagnosi e 175mila decessi. L'accesso alle terapie innovative sta diventando una questione centrale.

«Vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia e da esami diagnostici non appropriati - continua Cascinu -. Come società scientifica siamo pronti a fare la nostra parte. Da un recente sondaggio condotto fra i nostri soci è emerso che per otto specialisti su 10 i tagli alla sanità pesano sulla capacità di curare al meglio i pazienti. E il 52% degli oncologi ritiene che i biosimilari possano favorire il contenimento dei costi, anche se per il 62% degli specialisti le maggiori criticità legate all'uso dei biosimilari derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto al farmaco originatore. Inoltre, per il 39% dei medici è più utile cercare i margini di risparmio in altre voci di spesa. L'Aiom da anni è impegnata anche nelle campagne di sensibilizzazione sugli stili di vita corretti».

Due sono i punti chiave per il quale è importante il continuo dialogo tra società scientifiche e autorità regolatorie: l'estrapolazione delle indicazioni e la sostituibilità automatica dei biosimilari.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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