La sostituzione della valvola aortica si può effettuare anche con tecniche mininvasive. Questo permette di intervenire anche su pazienti molto anziani. L'esame che consente di diagnosticare una stenosi valvolare aortica è l'ecocardiogramma bidimensionale, ora anche tridimensionale.
Tale esame, oltre a porre con certezza la diagnosi di stenosi valvolare aortica, precisa il grado di severità della patologia valvolare misurando l'area residua ed il gradiente transvalvolare. La stenosi della valvola aortica può restare asintomatica per un po' di tempo ma, quando compaiono i sintomi, il rischio di morire è molto alto e da numerosi studi risulta che a tre anni dalla comparsa dei sintomi il 75% dei pazienti muore se la stenosi aortica non viene trattata chirurgicamente.
Qual è la terapia? Lo chiediamo a Giuseppe Coletti, direttore dell'Unità operativa di Cardiochirurgia dell'Ospedale Civile. «La terapia è quasi sempre la sostituzione della valvola aortica. Raramente può essere riparata come, invece, avviene frequentemente con la valvola mitrale. Una volta confermata la necessità di trattare la stenosi aortica il caso viene discusso, per fornire il miglior trattamento, da un'équipe multidisciplinare, cioè da un gruppo di medici composto da un cardiologo, un cardiochirurgo, un anestesista e a volte un medico internista, qualora le patologie associate richiedano tali specialisti. Questa équipe multidisciplinare che, nel nostro caso, nasce all'interno del Dipartimento cardiotoracico del Civile, garantisce al paziente un trattamento più adeguato alla sua specifica malattia valvolare, alla luce anche di nuove strategie terapeutiche che vedono coinvolti più specialisti di differenti Unità Operative».
Una volta deciso di procedere chirurgicamente deve essere presa in considerazione la scelta riguardante il tipo di protesi valvolare da utilizzare: meccanica o biologica.
Le protesi meccaniche hanno una durata praticamente illimitata ma necessitano di terapia anticoagulante che costringe il paziente a prelievi di sangue ogni 15-20 giorni per testare il grado di coagulazione e, quindi, la dose del farmaco da assumere.
Le protesi biologiche sono di origine porcina o bovina, non necessitano di terapia anticoagulante, ma hanno una durata limitata nel tempo, anche se quelle di ultima generazione possono raggiungere i quindici anni.
La scelta del tipo di valvola da usare dipende dall'età, dalle preferenze e dallo stile di vita del paziente. La stenosi valvolare aortica è molto frequente nella popolazione anziana ed i malati che giungono in sala operatoria sono sempre più critici anche per le patologie associate. Questo ha spinto alla ricerca di tecniche chirurgiche ed anestesiologiche che consentano di abbassare il rischio chirurgico in questa popolazione di pazienti compromessi sia per l'età avanzata sia per malattie associate che riguardano i reni, i polmoni ed altri organi.
«Per superare questi problemi, abbiamo messo a punto l'impianto di valvole aortiche autoancoranti senza l'ausilio di punti di sutura che permette di ridurre i tempi dell'intervento con vantaggi anche per la ripresa della funzione cardiaca - continua il dottor Coletti -. Dal punto di vista anestesiologico è stata introdotta in tali pazienti l'analgesia epidurale toracica che consente un precoce svezzamento dall'assistenza respiratoria ed un perfetto controllo del dolore post-operatorio con ottimale recupero della funzione polmonare. L'introduzione di tali tecniche consente di abbattere il rischio chirurgico nel paziente anziano ma qualora l'intervento tradizionale sia proprio controindicato per gravi patologie associate o l'impossibilità di accedere alla valvola per un'aorta ascendente diffusamente calcifica, esistono tecniche alternative mininvasive di impianto percutaneo di protesi aortiche».
Si tratta di protesi valvolari che, opportunamente miniaturizzate, vengono introdotte con un catetere dall'inguine attraverso un'arteria femorale e, dopo dilatazione con un pallone della valvola nativa, vengono impiantate a livello dell'anello aortico.
«Alcune volte non esistono arterie adatte all'impianto percutaneo della protesi aortica.
In questi casi cardiochirurgo e cardiologo interventista insieme utilizzano una tecnica innovativa che consiste nell'inserire la protesi valvolare aortica transcatetere per via transaortica con una piccola ministernotomia che comporta una incisione cutanea sul torace di solo quattro centimetri - conclude il cardiochirurgo -. Per poter sfruttare al meglio tutte le possibilità terapeutiche, è necessario un contesto organizzativo multidisciplinare. Questo approccio richiede il superamento dell'organizzazione secondo Unità Operative. Per questo, abbiamo sviluppato un contesto composto da cardiologo interventista, cardiochirurgo ed anestesista che per il singolo paziente stabilisca l'opzione terapeutica più adeguata. Il trattamento del paziente con stenosi valvolare aortica riceverà così la procedura più adatta alla sua situazione clinica generale con soluzioni terapeutiche anche ibride».
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