L'Unione Europea ha stabilito che il 2012 sia celebrato come «anno dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni». Anche la nostra rubrica si associa all'evento, perchè ha da sempre seguito un'impostazione che guarda alla vita della persona anziana in termini positivi. Infatti il tempo non induce continue perdite, ma segna un'evoluzione che per molti aspetti possiamo governare. Ci auguriamo che in quest'anno venga data particolare enfasi, in vari ambienti e situazioni, a questo atteggiamento costruttivo; la città intera deve partecipare alla creazione di un'atmosfera per cui ogni anziano si senta padrone della propria esistenza e sia stimolato a compiere liberamente significativi atti di vita. In modo schematico ricordo alcune condizioni che maggiormente permettono o impediscono il mantenimento dell'autonomia. La prima e più importante caratteristica è la costruzione di una città solidale, nella quale la persona più debole non si senta trascurata e messa da parte, ma considerata come gli altri, con doveri e obblighi, ma anche con gli stessi spazi vitali di chi è più giovane. Ma le nostre città ed i nostri paesi sono in grado oggi di creare queste condizioni? Qualche pessimista risponderebbe subito in modo negativo; noi invece leggiamo la realtà cercando di identificare le situazioni migliori, senza nostalgie per un passato che apparentemente ci può sembrare romantico e poetico, ma che in realtà era caratterizzato da condizioni durissime, con pochi vecchi. Dobbiamo, infatti, riconoscere che mai come in questi tempi la vita dell'anziano è circondata da potenzialità; il nostro compito è favorire il raggiungimento di risultati positivi, attraverso un'atmosfera caratterizzata da ottimismo e da alcune garanzie, quali la sicurezza fisica e il rispetto reciproco. Noi non pensiamo ad una città a misura di vecchio, ma a misura di chiunque, perchè le città che vorremmo permette di vivere bene al vecchio, ma anche al giovane, all'adulto, all'italiano, allo straniero, agli uomini e alla donne. Guai se sotto la pressione di circostanze momentanee pensassimo ad una città che costruisce condizioni specifiche per i diversi sottogruppi sociali! Sarebbe una babele nella quale gli incontri sono difficili e nella quale nessuno si troverebbe a casa.
L'altro aspetto riguarda la «solidarietà intergenerazionale», tematica in questi tempi particolarmente viva. Infatti, il dibattito sul riequilibrio economico si incentra sulla necessità di non lasciare debiti pesanti sulle spalle delle generazioni future, tarpando le ali per un loro volo nella vita. Ma il rispetto per le nuove generazioni non si ottiene attraverso operazioni artificiose (qualcuno a proposto di ridurre il peso relativo del voto degli ultra sessantacinquenni perché sarebbero fattori di conservazione a scapito dei giovani!) né costringendo i vecchi a... togliersi di mezzo (la provocazione di Martin Amis che suggeriva un suicidio collettivo per evitare una guerra civile con i giovani). Anche in questo caso, una società aperta e non egoista è l'unica risposta davvero possibile. Tutti siamo inviati a pensare alle modalità più realistiche perchè ciò possa avvenire!


