Salute e benessere

Diagnosi precoce per l'infiammazione cronica

In un libro-intervista il calvario dei pazienti e la rinascita grazie a terapie innovative rivolte ai disturbi dell'addome

Le malattie infiammatorie croniche intestinali, che ogni anno colpiscono circa 200mila italiani dai 20 ai 35 anni, sono curabili. Ma, come accade per la maggior parte delle patologie che interessano il nostro organismo, il successo della terapia è strettamente collegato alla tempestività della diagnosi. Quando quest'ultima, infatti, viene fatta quando si hanno già complicanze, la possibilità di tenere sotto controllo la malattia con i farmaci attualmente a disposizione diminuisce in modo significativo.

La parola d'ordine, dunque, è di non abituarsi ai sintomi. Vero è che, per un mal di pancia difficilmente ci si fa visitare da un gastroenterologo: si dà la colpa a quello che si è mangiato. Così come si sottovalutano altri segnali, che potrebbero portare alla diagnosi. Del resto, le malattie infiammatorie croniche intestinali sono poco conosciute e, dunque, difficilmente diagnosticabili al di fuori dei Centri specializzati - presenti anche nei grandi ospedali bresciani - a causa della scarsa specificità dei sintomi, comuni ad altre condizioni patologiche.

Per saperne di più è ora in vendita un libro in forma di interviste in cui si racconta la difficile esistenza di coloro che sono costretti a convivere, fin da giovani, con le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI).

«Il fuoco dentro», curato da Daniela Minerva per i tipi di Springer Verlag e realizzato con il supporto di MSD Italia, nasce da un confronto tra Silvio Danese, responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle MICI all'Irccs Istituto Humanitas di Rozzano, e Marco Greco, paziente affetto da Malattia di Crohn e Presidente della EFCCA - European Federation of Crohn's and Ulcerative Colitis Associations. Il libro è stato presentato a Villa San Carlo Borromeo di Senago.

La Malattia di Crohn e la Colite ulcerosa, le due principali forme cliniche delle MICI, sono patologie a carattere autoimmune, causate cioè da un errore del sistema immunitario, che si scatena contro se stesso determinando infiammazione della mucosa intestinale. Possono condizionare in modo drammatico la vita dei pazienti a causa di sintomi ciclici e particolarmente invalidanti come diarrea - anche di tipo emorragico - dolori addominali, vomito e complicanze severe che richiedono il ricovero in ospedale. In passato, le MICI imponevano pesantissime limitazioni ai pazienti, per il loro carattere progressivo e anche per gli effetti collaterali delle terapie in uso, steroidi e immunosoppressori. Ma da alcuni anni lo scenario è cambiato: con la diagnosi tempestiva e le nuove terapie biologiche, in grado di intervenire sulla progressione della malattia, è possibile assicurare a moltissimi pazienti una migliore qualità di vita. Capostipite delle terapie biologiche è infliximab, un anticorpo monoclonale che, negli studi clinici, ha assicurato la guarigione della mucosa e la remissione libera da steroidi nel 70% dei casi di Malattia di Crohn e nel 60% di Colite ulcerosa. Proprio in questi giorni la molecola ha ricevuto il parere positivo del Comitato Europeo per i Prodotti Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'EMA (Agenzia europea del farmaco) per il trattamento della Colite ulcerosa in fase attiva e di grado severo in ragazzini dai 6 ai 17 anni che non rispondono alle terapie convenzionali.

«Negli ultimi anni le MICI hanno anticipato la loro comparsa e stanno esplodendo anche in età pediatrica con un'incidenza sempre più elevata - afferma Silvio Danese - fortunatamente, a fronte di questo aumento, oggi disponiamo delle terapie biologiche che ci permettono di intervenire sulla progressione di queste malattie, evitando così l'accumulo di danni all'intestino e riducendo la necessità di ricoveri e interventi chirurgici. La strategia terapeutica, con l'avvento dei biologici, è passata dal cosiddetto "approccio a gradini" allo "step-up accelerato" che prevede una diagnosi precoce e l'utilizzo anticipato di questi farmaci in grado di cambiare la storia naturale della malattia».
Il ritardo diagnostico è un'esperienza comune a molti pazienti affetti da MICI. «Ho cominciato a soffrire dei sintomi della Malattia di Crohn a 16 anni - afferma Marco Greco - ma solo a 19 ho ricevuto la diagnosi. Questo ritardo mi ha fatto vivere male per tre anni, acuendo una serie di problemi medici, ed ha rappresentato una delle molle che mi hanno spinto a impegnarmi per promuovere sempre più la consapevolezza su queste malattie e anticipare così il momento della diagnosi».

Ancora incerte le cause: come per altre patologie a carattere autoimmune, tra le diverse ipotesi patogenetiche è stata avanzata anche la cosidetta «teoria dell'igiene». «Il nostro sistema immunitario, a causa di pratiche igieniche eccessive, non deve più affrontare le infezioni cui è stato esposto per millenni e, dunque, si «rivolge» verso tessuti o organi propri - afferma Domenico Mavilio, responsabile del Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale dell'Humanitas -. Nelle MICI, il sistema immunitario produce cloni di cellule auto-reattive e auto-anticorpi che reagiscono sia contro strutture epiteliali intestinali sia contro altre strutture cellulari ed organi del suo stesso organismo». La terapia biologica ha profondamente modificato anche l'approccio chirurgico che, oggi, non è più considerato una extrema ratio.
Anna Della Moretta

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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