Concarneau è un importante porto della Bretagna meridionale, a pochi chilometri da Quimper, famoso per la sua flotta peschereccia e oggi anche per le sue spiagge e attrazioni turistiche estive. È anche noto perché qui Georges Simenon ha ambientato due suoi romanzi: «Le chien jaune» (Maigret e il cane giallo) e «Les demoiselles de Concarneau» (Le signorine di Concarneau, ora ripubblicate in Italia nella collana Biblioteca Adelphi).
Il primo, del 1931, è il sesto libro della prima serie di Maigret e vede il commissario alle prese con una serie di omicidi che coinvolgono gli ambienti della Concarneau «bene», quei borghesi che Maigret e Simenon non hanno mai sopportato. Il secondo è stato ultimato nell'estate 1935, probabilmente a Ingrannes, località ai margini della foresta d'Orleans dove Simenon affittò un ex convento nell'attesa che venisse restaurata la fattoria con 24 ettari di campi e boschi che aveva acquistato poco lontano e dove non andò mai a vivere. In quel periodo Georges Simenon è appena tornato da un giro del mondo con la moglie Tigy e anche se i coniugi parlano ormai apertamente di separazione, la situazione famigliare è buona e Georges lascerà la «moglie amica» solo nel 1947, dopo aver avuto da lei, nel '39, il primo figlio Marc. Lo scrittore è sicuramente in gran forma, ha iniziato da un paio d'anni a pubblicare romanzi col suo vero nome, scrive un po' meno rispetto alle decine di romanzi all'anno sotto pseudomino degli anni '20 e con Maigret ha ormai ottenuto il successo.
È sicuro di sé e delle sue valutazioni Simenon quando ci conduce a Concarneau, nell'atmosfera grigia, nella nebbia fredda e lattiginosa delle coste bretoni. L'umidità che penetra dappertutto sembra condizionare anche la volontà del protagonista, Jules (come Maigret) Guérenc, un pescatore proprietario di tre pescherecci insieme alle sorelle Celine e Françoise alle quali è completamente sottomesso. Anche qui, come in molte storie di Simenon, accade un incidente e nelle prime pagine si sa già tutto: un incidente stradale nel quale Guerenc con la sua auto investe e uccide un bambino e si dà alla fuga. Una situazione che tornerà quasi identica nel romanzo «I complici» scritto nel 1956 (e ripubblicato da Adelphi pochi mesi fa): anche in questo caso il lettore viene messo immediatamente davanti alla tragedia, un incidente stradale anche qui, con addirittura una strage di bambini. Ma nel romanzo del '56 Simenon si addentra nell'anima del protagonista Joseph Lambert, uomo cinico e spregiudicato, analizzando i turbamenti provocati dal senso di colpa che sembra diventato un sentimento umano fondamentale per il grande scrittore belga.
Ne «Le signorine di Concarneau» invece la colpa resta in secondo piano, in un primo momento forse muove i gesti e le scelte di Jules Guérenc nei confronti della ragazza madre che ha perso uno dei suoi due gemelli per colpa sua, fino a provare qualcosa di simile all'amore. Ma a Georges Simenon interessa di più il condizionamento famigliare, l'atroce e inflessibile controllo delle due sorelle, che ancora vestono come le bretoni ritratte da Paul Gaguin, sulla vita di Jules, che lo stesso fratello accetta come un destino ineludibile.
Il racconto si sviluppa così, avvolto nella nebbia: umidità e oscurità entrano nell'anima non solo dei personaggi creati da Simenon, ma anche dei lettori. Fino a coinvolgerli nella mesta accettazione dello status quo, fino al rifiuto della possibilità di reagire, di sottrarsi a una vita decisa da altri e rivendicare la propria libertà. È la storia di un tranquillo fallimento umano ed esistenziale, dove i drammi arrivano anche ad esplodere ma poi si stemperano rapidamente nell'animo di Jules Guérenc, come nella nebbia di Concarneau.
Alberto Pellegrini
Una vita che fallisce nella nebbia della Bretagna

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