Sicilia bedda, ma non troppo. Trinacria amata e deturpata, soccorsa e dolorosa. Una Sicilia poco camilleriana, poco rassicurante. Eppure così vera, succosa, fiele misto a nettare. Una recensione? Si e no. Mettiamo le carte in tavola: un siciliano che scrive di un siciliano che parla della Sicilia. Di un paesino immaginario, Lortica, anch'esso dalle parti di Agrigento, ma senza scimmiottare Vigata. A Lortica cosa c'è? Nulla, niente di niente. Come in tantissimi posti, non necessariamente in quest'isola in fondo allo Stivale. Una «alma mater» dove, Andrea, Pupetta e Gaga - da tempo emigrati a miglior fortune tra Italia ed Europa - tornano a confrontarsi con tutti quei motivi che li avevano portati a scappare.
«Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia» di Giuseppe Rizzo ha un incipit scanzonato, irriverente. Le pose da gay eccessivo di Gaga, la sensualità irruente e dubbiosa di Pupetta, l'inquietudine di Andrea, strano eroe con il morbo di Crohn, farebbero pensare ad un «road movie»... privato del viaggio. Viaggio dove le malevoli burle al sindaco e gli sfottò con l'amico di sempre Mario (che dal suo locale-ritrovo «La gru» regala perle di saggezza) mostrano un'altra sicilitudine, più «continentale», ma verace. In Sicilia, però, ci sono i pidocchi: è così che vengono chiamati i mafiosi, un termine che ne identifica perfettamente il ruolo «parassitario», infettivo. Contagioso. Ci mettono poco, i quattro - cui presto si unisce Lara, improvviso amore di Andrea - a scoprire che certi scherzi, a Lortica, equivalgono a pestare i calli a politici collusi, forze dell'ordine accondiscendenti. E, soprattutto, ai pidocchi, che ad un certo punto paiono proprio destinati a trionfare. Fino al gran finale, che regala scampoli di amara speranza.
E, allora, cos'è questa guerra lampo? È l'esasperazione di un concetto che vede per la Sicilia una sola scappatoia: fare tabula rasa... e ricominciare. Ed è un po' questo, con linguaggio sghembo e punteggiatura eclettica, che racconta Rizzo, fino a prodursi nell'affermazione che «la Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato». E allora, vien da dire: se esista o meno, non lo so. Nel dubbio, meglio andare a controllare. Ma attenzione, non mettetevi a cercare il commissario Montalbano.
Rosario Rampulla
Una sicilianità che abbatte gli stereotipi

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