Un nuovo sceriffo che convince poco

 Il lato oscuro di Gianni Simoni: è questa la sensazione - e non perché Andrea Lucchesi, l'ispettore di polizia che ne è protagonista è un nero, figlio di padre italiano e madre eritrea - che il lettore di Gianni Simoni, l'ex-magistrato bresciano di nascita e milanese di adozione, prova al termine del suo sesto giallo - e primo ambientato a Milano- :

«Piazza San Sepolcro», sempre edito da Tea, stavolta in veste rilegata.
In pochi anni, Simoni ha saputo farsi apprezzare - e lo conferma il successo riscosso in libreria - per lo stile scorrevole e felicemente descrittivo, l'ironia delicata che fa qua e là capolino, soprattutto per l'umanità dei suoi personaggi: il magistrato in pensione Petri (in buona parte alter-ego dell'autore), il commissario Miceli e la squadra di agenti della Questura di Brescia. Gialli ben costruiti che lasciano la bocca buona anche per l'ottimismo e l'affetto con cui sono descritti i tutori della legge.

Orbene, passando a Milano, Simoni, a parte l'accuratezza dell'ambientazione, sembra aver fatto tabula rasa di tutto ciò a cominciare dalla perizia con cui le indagini bresciane erano effettuate: c'è un omicidio, ma presunzione e incompetenza dominano ed è facile passare dalla fiction alla realtà, al perché in Italia molti delitti abbiano avuto grande scalpore mediatico, ma non soluzione. Per di più, in questa vicenda di furti di opere d'arte, stupri serali e omicidi, ciò che altrove era solo accennato (l'autore restava al di fuori del fango), è sin troppo sottolineato, vedi le scene di sesso consenziente e no la cui crudezza potrà sconcertare molte lettrici.

Quanto a Lucchesi, le qualità di buon poliziotto le ha eccome, ma avverte troppo il peso della sua diversità e sembra compiacersi dell'antipatia che suscita e dell'essere preso dalla gente per immigrato «calpestino» e poco di buono; è litigioso, scontroso, non ha fatto carriera per colpe altrui, ma anche proprie; beve e fuma molto, soprattutto tende ad autodistruggersi nei rapporti con gli altri, colleghe e nobildonne innamorate comprese.
Ma è giusto che faccia - con il placet di Simoni che parla della difficoltà «di conciliare il rispetto della legge scritta con gli impulsi della coscienza» - ciò che mai Maigret, che pur riteneva «poveracci» alcuni colpevoli, ha fatto? ma. bert.


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