Questi... fantasmi del gotico

Ampliandolo al plurale, il saggio di Roberto Curti prende titolo dal film di Dino Risi «Fantasma d'amore».
Ma il quadro si apre a ventaglio sul genere «gotico» nel cinema italiano, anche in rapporto ad ascendenze letterarie indietro sino alla Scapigliatura dell'800, anche nei più recenti riscontri televisivi, a cominciare dal «Belfagor ovvero Il fantasma del Louvre».
Con articolato discorso Curti incrocia modalità di tempi, luoghi, regole con variabilità tematico-formali da una stagione all'altra.

Anzitutto, lungo gli anni '40, da «Gelosia» di Poggioli al «Trovatore» di Gallone con preminenti valenze melodrammatiche anche di futuro orientamento, e solo lungo il decennio 1957-66 dal macabro-grottesco alla centralità della figura femminile con precise caratterizzazioni in prospettiva autoctona, per lo più «in chiave pulp, tra vampirismo e spiritismo».

È proposta una «vera e propria summa di situazioni, personaggi e schemi narrativi del gotico nostrano», dal «gotico padano» di Pupi Avati ai thriller inquietanti di Dario Argento «compulsivo esploratore del visibile».
Altro discorso, invece, per la reincarnazione postmoderna del nostro gotico in «stallo creativo e linguistico», con trasverse surroghe che tendono a risolvere fantasmi d'amore in paranoie claustrali («Primo amore») o in enfatiche soggettività («La solitudine dei numeri primi»). a. p.

Fantasmi d'amore

Roberto Curti
Lindau, 497 pagine, 32 euro

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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