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Dietro la cinepresa lo sguardo sull'uomo di Wong Kar-Wai

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Ore: 10:06 | sabato, 28 agosto 2010

Tra «Angeli perduti» che ricorda «Hong Kong Express» e «2046» che richiama «In the Mood for Love», sono love stories di pensieri e di sguardi, in equilibrio tra cinema d'autore e di genere dal «wuxiapian» (film d'arti marziali) al «wenyipian» (melò colto di matrice letteraria), con una caratura mischiata di radici d'Oriente e suggestioni d'Occidente, quelle di Wong Kar-Wai (foto), innovativo regista cinese nato a Shanghai ma cresciuto a Hong Kong. Con fluidità di immaginario che srotola con raffinata eleganza nello spazio-tempo rapporti uomo-donna pudicamente segnati da attrazione e freno e fa della reciproca distanza complessa realtà sino all'incantamento, è un linguaggio quello di Wong Kar-wai scandito con lentezza su scorci attoniti di forme e presenze, come trattenuti un attimo di più tra svelare e nascondere, o segmentati nel ritmo a piccoli stacchi per un nuovo incrocio di linee e colori.
In un ampio affondo monografico, Silvio Alovisio, film dopo film, ne indaga circolare continuità creativa, a suo giudizio secondo tendenza neobarocca piuttosto che postmoderna. Anzitutto nei temi, quali «l'identità fragile e mutevole dell'individuo, una sua certa tendenza ludico-regressiva, ma anche l'alienazione urbana, il passato come invenzione mentale, la bellezza seducente del design, l'audiovisivo come esperienza immersiva». Ma non meno anche nella «modalità dello sguardo» teso ad una «formalizzazione del visibile», che si nutre di «un tempo soggettivo, tutto interiore, fatto di permanenze, sdoppiamenti, coincidenze, ripetizioni differenziate».
 a. pes.

WONG KAR-WAI
Silvio Alovisio
Il Castoro cinema - 227 pagine, 15,50 euro

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