Ancora furti d'arte per l'ispettore Lucchesi

Dal giorno alla notte, anzi: dalla notte al giorno. È l'impressione che fa al lettore «Il filosofo di via del Bollo», ottavo giallo di Gianni Simoni (foto), l'ex-magistrato di origine bresciana che si è rivelato un piacevole autore di gialli. Ottavo, ma secondo della serie milanese aperta l'anno scorso da «Piazza San Sepolcro» e che in chi scrive aveva suscitato perplessità per la netta cesura di stile, il brusco abbandono dell'umanità e della simpatia con cui l'autore aveva tratteggiato i personaggi bresciani, per un taglio realistico duro e la denuncia di investigatori presuntuosi ed incompetenti. Clima incarnato nell'ispettore Andrea Lucchesi, nero di fuori (è figlio di un italiano e di un'eritrea) e «nero» di dentro; solitario che si compiace sin troppo della sua diversità di pelle, abile investigatore che per il caratteraccio e gli scontri con i colleghi non ha fatto carriera, tendenza ad autodistruggersi (fumo, alcol) e incapacità di rapportarsi con le donne.

Spieghiamo la questione della notte e del giorno: il nuovo giallo, che vede Lucchesi tornare al lavoro convalescente dopo l'infarto che l'aveva quasi ucciso e tornare ad occuparsi di furti d'arte, più che un cambiamento di prospettiva, attua un ribaltamento totale: ciò che nel primo era nero qui diventa bianco e viceversa. Non solo nell'ambiente, nelle indagini (con sorpresa in negativo!), ma dei rapporti di Lucchesi (tornato umano) con l'ex, la figlia e con una collega brava e innamorata. Insomma, Simoni, pur se di nuovo si compiace di descrizioni di rapporti sessuali e se il bel personaggio del filosofo del titolo ad un tratto pare accantonato, ritrova le qualità che lo avevano lanciato. Anche se il dietro front su buoni e cattivi è così brusco da suonare forzoso. m. b.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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