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Rosati

Nella vetrina italiana idee spesso confuse

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Ore: 06:00 | giovedì, 10 maggio 2012

Sabato scorso ad Otranto è uscita fuori anche una ricerca, presentata dal prof. Davide Gaeta, in base alla quale è ben radicata nella mente degli italiani l'idea che il vino rosato si faccia miscelando il vino bianco con il rosso. La pratica è vietata in Italia per i vini tranquilli che vengono vinificati «in rosa» con tecnologie raffinate e in continua positiva evoluzione. Tanto basta per dire che per mettere ordine nel mondo del vino rosato ce ne vuole. Tanto più che il rosato sarebbe l'unico vino la cui scelta prescinde dal territorio (che non è certo segno di scelte di qualità).

Sabato al Castello Aragonese di Otranto si sono svolte le premiazioni del primo concorso dei vini rosati d'Italia voluto dalla Regione Puglia con i soldi del ministero delle Politiche Agricole e la varietà e la disomogeneità del settore è venuta fuori tutta. Sul podio delle sei categorie del concorso è salito un po' di tutto. Convincente il successo dell'emergente Cerasuolo d'Abruzzo (che è sempre stato un vino rosso), meno convincente che si siano messi in lizza spumanti Charmat e metodo classico o il Pinot nero in lotta con il Lambrusco. Qualche indirizzo più chiaro non guasterebbe, ma non vale la pena cercarlo perché la tipologia «tira» (più 13% negli ultimi 8 anni) e il Ministero ha intenzione di mettere parecchi soldi sulla promozione.

Ai bresciani è andata complessivamente maluccio tenendo conto che hanno in portafogli il Chiaretto che è il rosato più papabile a reggere il confronto quasi impossibile con i francesi. Ma nessun Chiaretto è salito sul podio. Così nella categoria degli spumanti Doc troviamo il Garda doc spumante di Avanzi, un piacevolissimo spumante metodo Charmat dai profumi e dal colore delicati. La stesa azienda gardesana avrebbe preferito veder trionfare (come accade in Francia da anni) il suo grande e intenso Chiaretto ora Valtenesi. Subito dopo, al terzo posto della stessa categoria, troviamo un Franciacorta, ovviamente metodo classico. Si tratta del Brut Rosé la Santissima Castello di Gussago che è l'azienda franciacortina della famiglia Gozio. Ancora una volta si tratta di un Franciacorta dal delizioso colore rosa tenue dai delicati profumi di piccoli frutti e pasticceria. I due vini si sono fatti largo tra 350 concorrenti.
Ai bresciani non resta che rifarsi a «Italia in Rosa», la rassegna di Moniga in calendario dall'1 al 3 giugno a Villa Bertanzi (con l'aggiunta di lunedì 4 giugno per gli operatori). Là il confronto sarà direttamente con i francesi, che di rosato sono maestri. Italia in Rosa sarà presentata in anteprima a Milano il 24 maggio prossimo a cura di Onav Lombardia.

Gianmichele Portieri

Giornale di Brescia su