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Bardolino

«Miracolo» oltre il marketing

Ore: 06:00 | giovedì, 15 marzo 2012

E tre. Più 20% le vendite di Bardolino per 3 anni e non sono 3 anni qualsiasi, ma il 2009, il 2010 e il 2011 che, soprattutto per i rossi, sono stati difficili. Un più 20% con altre zone in calo anche del 30% è un miracolo di marketing. Non solo infatti sono state vendute 22 milioni di bottiglie di Rosso e 11 milioni di bottiglie di Chiaretto, ma pure la vendemmia 2011 è collocata, per il 60% all'estero, soprattutto in Germania e un 40% in crescita in Italia.

Si tratta di un vino che costa poco ma non ha prezzi stracciati. Si va da 3 a 8 franco cantina, che è un buon prezzo visto che si raccolgono fino a 130 quintali di uva per ettaro.

A tirare la volata è stato il Chiaretto con 11 milioni di bottiglie (contro poco più di un milione del Garda bresciano), e si è mosso bene anche il rosso.
Rosso d'annata, giovane, fresco, beverino, facile da mettere in tavola, nelle piccole aziende sta scalando anche qualche gradino nella tipicità. Il Bardolino Superiore Docg (200 mila bottiglie scarse) non viene neppure menzionato. Poche (ancora 200 mila) le bottiglie di Chiaretto spumante, ma quelle sì che te le citano e che le guardano con speranza.

La ricetta che ha funzionato è stata quella di scegliere un modello di vino ed allinearsi tutti, garantendo anche riconoscibilità ed una qualità minima diffusa per un vino con poca complessità, che parte dai sentori di frutta rossa per finire con le spezie dal pepe alla noce moscata.

Il futuro sembra guardare più alla vigna che alla barrique e si chiama Corvina, il vitigno più interessate che (con Rondinella e Molinara) va nell'uvaggio classico. Conferisce al vino una certa austerità non banale anche se per ora a crederci sono soprattutto i piccoli.
L'enorme Consorzio (3.300 ettari in 16 Comuni, 70 cantine imbottigliatrici ma oltre mille produttori) è guidato da Giorgio Tomasi e diretto da Angelo Peretti che ne parla con soddisfazione per niente velata. Tanto più che, annuncia, gli è stato affidato il compito di ridare fiato al Custoza una sfida non da poco.
La politica impostata negli ultimi anni è stata quella di valorizzare la base «contadina» e le tipicità territoriali. Ma c'è da dire che anche i colossi mantengono una qualità più che buona.

In occasione di Anteprima Bardolino la curiosità si è appuntata subito sul Chiaretto che è diretto concorrente del «nostro», anche se diversissimo per la radicale diversità delle uve di base. Nel complesso i tecnici dell'altra sponda del lago sono stati molto bravi anche in un'annata che prometteva molto di più per i vini rossi. Una batteria di degustazioni di Chiaretto delle grandi firme (come Giv, Lenotti, Zenato, Cantina di Negrar) ci ha confermato che si va comunque sul sicuro con bella uniformità (salvo nel colore).

Il naso è sempre molto invitante con sentori di fragola che sconfina nel confetto, poca acidità (non è l'annata), poca spezia (che invece dovrebbe essere una caratteristica indentificante), impatto amichevole, persistenza talvolta scarsa.
Ma ci sono le eccezioni. C'è il Chiaretto Rondon de Le Fraghe che propone profumi agrumati e di lamponi con un finale deciso di pepe bianco che fa pensare ad un largo (o totale) impiego di uva Corvina. Un prodotto ben identificabile come del resto il Bardolino rosso della stessa azienda, forse il migliore di quelli posti in degustazione. Come risulta indimenticabile il profumo di ciliegia del Chiaretto Clasico di Guerrieri Rizzardi. Merito della zona. Così come figli della zona sono il lampone e la mineralità del vino di La Ca'. Se si cerca un grande equilibrio gustativo ci si deve aggiudicare una delle 5.500 bottiglie della Bennazzoli di Pastrengo; un po' a se va il Chiaretto di Cavalchina di Custoza che propone un colore scarico, ma infinita eleganza.

Pronti anche i rossi già in bottiglia a pochi mesi dalla vendemmia. La curiosità in questo caso è rivolta alla fedeltà al territorio e quindi per forza alle piccole cantine. Così trovi le erbe aromatiche nell'entroterra di Cavaion, il frutto maturo nella zona classica attorno a Bardolino, l'amarena nella zona più a sud vicino a Valeggio. Sorprendono le 8 mila bottiglie di Natale Castellani di Bussolengo e una segnalazione non può mancare per le 1.400 bottiglie di Liviana Falconi di Villafranca: un vino semplice e rustico che fa tanto osteria in una zona di colossi. Poche note per il Chiaretto spumante che ci ha lasciato l'impressione di puntare ad essere una «bibita». E non è detto che sia una cattiva.

(g.m.p.)

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