Salumi, formaggi (magari di capra), dolcetti tipici, pasta. Sono molte le prelibatezze che inducono a caricare la famiglia in macchina ed andare a cercare qualcosa di buono (oltre ad un fine settimana da ricordare). Ma alla fine, lo dice una ricerca condotta sul web, è il vino quello che attizza la voglia di andare. Muove il 46% dei golosi, seguono la gastronomia il 35% delle preferenze e i prodotti tipici con il 19%. La fetta di salame attira insomma se è accompagnata da un bicchiere di vino. Se così è, lo si potrà verificare tra pochissimi giorni.
Domenica 26 maggio, con un orario compreso di solito tra le 10 e le 19, c’è Cantine Aperte, la fortunata manifestazione del Movimento turismo del vino che, 21 anni fa quando è nata, è stata antesignana di un fenomeno che è diventato una valanga. In tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, sranno aperte circa mille cantine.
La Lombardia ne allinea una novantina, mentre le bresciane sono 28 abbastanza distribuite tra Franciacorta, Lugana e Valtenesi con una non trascurabile presenza del Carpiano del Colle ed una cantina anche di Botticino.Non è un numero elevatissimo (in proporzione la zona di San Colombano al Lambro fa di più), ma scorrendo l'elenco a lato troverete i nomi di aziende che al contatto diretto con il consumatore ci credono e non da oggi.
E la convinzione ci vuole, perché le iniziative nate sul modello di Cantine aperte si sono moltiplicate (basti pensare al Festival di Franciacorta in cantina di settembre e a Profumi di mosto sul Garda che segue di poche settimane). La convinzione ci vuole anche perché, come ci diceva un vignaiolo, chi ospita si deve preparare ad una giornata massacrante.
Cantine aperte comunque resiste, anche alle imitazioni ed anche al venire meno dei contributi pubblici. Cosa ha di più? Un punto di forza è la diffusione su tutto il territorio nazionale, anche se questo a rigore non avvantaggia le nostre zone. Sempre secondo la ricerca citata, la zona dei sogni degli enoappassionati è la Toscana del Brunello seguita a ruota dal Piemonte del Barolo. La nostra Franciacorta compare nella ricerca attorno alla 10° posizione, che è già un buon risultato che la pone comunque in testa alle zone lombarde.
L'altro punto di forza, come abbiamo già notato in occasione della presentazione dell'appuntamento bresciano, è la percezione diffusa che si tratti di una manifestazione assai «democratica» dove nessuno si sente poco esperto e dove si va volentieri con famiglia e figli. I vignaioli del resto sono impegnati ad offrire un messaggio diretto e a tutti.
Cantine aperte inoltre costa poco. Si paga un tesserino che costa 10 euro presso la prima cantina visitata e poi si può andare a ruota libera tutto il giorno. Le degustazioni comprendono piccoli assaggi (da attingere con buon senso, come consiglia la Guida dell'enonauta 2013 edita dal Movimento turismo del vino). Se vengono offerti veri e propri piatti (come un risotto o lo spiedo), si paga qualcosa a parte, ma di solito sono cifre davvero piccole. Tanto più che nell'occasione si possono fare acquisti che di norma sono scontati. Anche se è vero che la soddisfazione di portare a casa una bottiglia di cui si è appresa la storia dalle labbra del produttore non ha prezzo, uno sconto di questi tempi non si rifiuta.
Nell'occasione fatevi dare la Guida dell'enonauta che contiene (oltre all'elenco delle cantine dove sarete ben accolti) ottimi consigli su come conservare le bottiglie comperate, anche se non avete una cantina.
Trovate a lato le iniziative collaterali immaginate dalle cantine, se andare sul sito del movimento turismo del vino (movimentoturismodelvino.it) trovate tutti i dettagli anche per le province e regioni vicine. Troverete anche delle cartine utili per disegnare un itinerario. L'ultimo consiglio è di muoversi per tempo. Molte cantine interrompono le visite abbastanza presto per non trovarsi visitatori fino a notte. Tenete conto che, tra un assaggio, due chiacchiere e la visita alle botti, il tempo volerà.
Gianmichele Portieri



