Per capire la professione di Pamela, si deve scandagliare già nella sua infanzia, quando fin da piccola osservava le persone, immaginando di «renderle belle». Forse il suo percorso è iniziato da lì. Certo è che la strada che l'ha condotta a diventare consulente di immagine, aprendo «Une petite touche» la sua agenzia di Parigi, è stata lunga e non sempre facile, ed è passata attraverso un importante cammino personale interiore.
Pamela a Brescia arriva da Magenta, a soli tre anni con la sua mamma, ecco perché lei si considera bresciana a tutti gli effetti. All'epoca abitava a Brescia 2 quando intorno ai rarissimi palazzi, c'erano solo campi incolti, di uno in particolare ha un ricordo molto vivo, per la sua immensità e una piccolissima fattoria che ci stava nel mezzo. A quattordici anni Pamela si iscrive al Liceo scientifico Copernico, pur non avendo idee chiare sui suoi futuri sbocchi, certa solo che in qualche modo il liceo le avrebbe garantito una buona cultura generale, senza precluderle nessuna scelta scolastica.
Ma nel corso dei cinque anni, si rende conto di non avere nulla in comune con le materie scientifiche, eccola quindi optare per una scelta universitaria diametralmente opposta, che la porta con lettere a deviare su una formazione umanistica. Formazione che, come lei afferma, «ha avuto grande importanza lungo tutto il mio percorso, perché l'uomo, la sua storia, i suoi movimenti nello spazio e nel tempo mi hanno sempre affascinata». La laurea conseguita a pieni voti, per Pamela arriva nel 1998, nel frattempo si sposa, un matrimonio lampo precisa ancora Pamela, che finisce prestissimo, costringendola ad arrangiarsi, cercando lavoro e casa, insomma un nuovo inizio, un punto di partenza, dal quale mettersi alla prova senza dipendere da nessuno. La persona cresce e si tempra nelle difficoltà, così è stato anche per lei, che capisce di dover fare un cammino dentro se stessa, attraverso nuovi orizzonti, uscendo da un sistema forse troppo convenzionale.
I viaggi le danno questa opportunità, viaggi in tutto il mondo, prima sporadici poi sempre più frequenti, quasi tutti da sola alla scoperta di altri popoli, vivendo il più possibile come loro. Così dice ancora Pamela, ho imparato l'inglese in modo «fluent». Ma ciò che doveva portarla dove è ora, arriva nel 2002, quando entra in contatto con il buddismo tibetano. Nel buddismo ha trovato - pur facendo tesoro di quanto acquisito nel mondo cristiano - le risposte mancanti ai molti interrogativi sulla vita e sulla morte. Seguendo un suo istinto, Pamela che all'epoca aveva «tutto secondo gli altri», bellezza, lavoro, amici, casa, si è lasciata alle spalle una vita considerata modello, per rifugiarsi in Dordogna, una regione sperduta della Francia. Qui Pamela ha frequentato i grandi pensatori ed insegnanti della filosofia buddista, passando mesi, addirittura anni in ritiro spirituale. Una scelta estrema, senza una ragione precisa eccetto la certezza personale di doverlo fare. Anni che le hanno insegnato a guardarsi dentro, ma soprattutto a guardare dentro gli altri. Alla fine del 2010 Pamela dopo anni di meditazione e ritiri, ha sentito la necessità di ridiventare parte attiva del mondo, grazie alla sintesi di tutte le esperienze fatte. L'inizio di una maturità personale, professionale e sociale, della quale la sua attuale professione è un riflesso diretto. Come non pensare infatti che la bellezza interiore porta ad una bellezza esteriore. Un concetto in disuso ma sempre valido, da riproporre, con l'aiuto della sua esperienza. Una persona infatti che si piace, piace agli altri, acquisisce fiducia in se stessa, dinamismo e sicurezza.
Pamela, doti interiori ed esteriorità

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