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«Sognavo l'America, atterrai in Corea»

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Ore: 09:51 | mercoledì, 1 dicembre 2010

Lo spettacolo inizia pochi minuti dopo le 11, quando i motori della Emo40x190 cominciano ad andare su di giri. Per festeggiare i cinquant'anni della Sertom, dipendenti, clienti e fornitori si sono guadagnati un posto in prima fila. Tra loro, in tribuna, c'è anche Tommaso Seravesi, fondatore della società di Collebeato (ieri ospite della Meccanica 2 Elle di Palazzolo) e man mano i rulli della grande calandra stridono contro la lastra d'acciaio, i suoi occhi si riempiono di lacrime.

Fatica a mascherare le emozioni: «È da due giorni che non chiudo occhio: continuo a ripercorrere le varie fasi della mia vita. A partire dagli anni Sessanta, quando ho cominciato quest'avventura e nessuno conosceva le calandre». Nel frattempo, i 2 metri e mezzo d'acciaio (per 130 millimetri di spessore) sono completamente entrati nella bocca della Emo e cominciano a piegarsi. Lentamente. Come se la macchina volesse mettersi in posa per una foto.

«Tutto nasce per caso - racconta l'imprenditore -. Negli anni Cinquanta andavo a lavorare a Milano, alle Officine Pistoiesi. Partivo da Brescia con la Vespa e nel viaggio di ritorno mi fermavo alla Montavoci di Viale Zara per curiosare le loro attrezzature. Un giorno chiesi lavoro al signor Montavoci e lui mi diede in mano una piccola calandara: fammene dieci di queste - mi disse - e te le compro tutte».

Da allora, Tommaso Seravesi ne ha costruite alcune centinaia. Di diverse dimensioni e con caratteristiche uniche al mondo. «Avevo poco più di vent'anni e una gran voglia di viaggiare - continua - e ciò è andato a mio vantaggio». Seravesi partecipa alle prime missioni imprenditoriali all'estero organizzate da Governo e Confindustria. «Sbarcai negli Stati Uniti all'inizio del 1961 senza sapere una parola d'inglese - ammette -. Ma per la mia calandra manuale fu subito un successo». Un trionfo che contribuisce anche al concepimento di una nuova macchina. Moderna, motorizzata e più grande rispetto alla precedente.

Nel 1962 nasce Mary, una calandra con carrozzeria che avvolge motore ed ingranaggi e con un pannello di controllo elettrico che risulterà una vera conquista per la sicurezza dei lavoratori e un successo industriale. «Nel '66 proposi le mie calandre al mercato australiano - continua Seravesi - e nel '68 le portai addirittura in Cina riscuotendo parecchi apprezzamenti». Eppure il suo obiettivo principale rimaneva il mercato americano. «Ero rimasto folgorato da quel Paese (oltretutto, grazie ad una commessa portata a termine nel '72 mi sono comprato casa) e mi ero convinto che la cosa più importante fosse quella di realizzare un prodotto che facesse colpo in quel mercato. Nel frattempo però avevo già girato il mondo ed ero atterrato anche in Corea dove ho cominciato a instaurare considerevoli rapporti commerciali». Con gli stessi clienti che si sono aggiudicati la calandra azzurra (valore intorno ai 2,5 milioni di euro) messa in vetrina ieri dalla Sertom insieme ad una «sorella» destinata al mercato Usa.

«Da solo non sarei mai riuscito a fare tutto questo - conclude Seravesi -: ho avuto la fortuna di avere al mio fianco una grande famiglia e un figlio (Paolo) che ha avuto il coraggio e la forza di prendere il mio posto». Nonostante la crisi, quest'anno la Sertom chiuderà il bilancio con un aumento del fatturato del 40%.

Erminio Bissolotti
e.bissolotti@giornaledibrescia.it
 

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