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Uno scandaglio per il nano-mondo

È un nano-scandaglio. Un ecografo che riesce a vedere il nano-mondo. Un'equipe di fisici della sede bresciana dell'Università Cattolica, coordinata da Francesco Banfi, docente del dipartimento di Matematica e Fisica di via Musei, è riuscita a realizzare un metodo in grado di sondare strutture di dimensioni nanometriche, nascoste sotto superfici solide.
Una scoperta che apre la strada ad applicazioni industriali davvero promettenti: con questo metodo di indagine, ad esempio, sarà possibile testare i circuiti elettronici e valutare eventuali anomalie che si sono verificate nelle fasi di produzione. «Attualmente le aziende che realizzano circuiti elettronici (per cellulari o computer) non hanno modo di controllare la bontà del loro prodotto, osservandone la struttura direttamente - spiega Banfi -. Con il nostro nano-ecografo, invece, sarà possibile monitorare eventuali imperfezioni, monitorando i circuiti che si trovano sotto la sua superficie esterna del dispositivo. La scoperta promette importanti ricadute economiche, perché consente di eliminare i prodotti difettosi, prima che entrino in commercio».
Il team di Banfi ha realizzato una sorta di ecografia che lavora su scala nano-metrica, sfruttando onde acustiche ad alta frequenza (con lunghezze d'onda piccolissime, dell'ordine degli 800 nanometri), che attraversano le superfici solide e vengono riflesse in modo diverso a seconda della densità dei materiali che incontrano. Risultati che potrebbero trovare future applicazioni anche nel campo della biologia e della medicina.
Nei laboratori bresciani è stato elaborato il modello teorico e sono state realizzate le sperimentazioni, grazie a un team internazionale, con una forte impronta bresciana: oltre a Francesco Banfi e Gabriele Ferrini, docenti dell'ateneo cittadino, hanno partecipato Damiano Nardi e Marco Travagliati, due ex studenti della Facoltà bresciana, ora rispettivamente all'Università del Colorado e al Center for Nanotechnology Innovation @NEST, della Normale di Pisa.
I risultati della ricerca, svolta anche in collaborazione con Dipartimento di Fisica dell'Università di Trieste e con il Sincrotrone di Trieste, sono stati pubblicati su Nano Letters (prestigiosa rivista scientifica di valenza internazionale). Ora il prossimo passo da compiere è l'ingegnerizzazione, che possa trasformare il nuovo nano-scandaglio in prodotto industriale. Le aziende così lungimiranti da «fiutare l'affare», che promette forti ricadute economiche, possono quindi contattare i ricercatori per impostare una collaborazione e leggere tutti i dettagli della ricerca, pubblicati da oggi pomeriggio su www.sitoi.it.

Maria Cristina Ricossa

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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