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«Sveglia Brescia!» Banda larga in ogni zona industriale

Appello ai sindaci e ai colleghi imprenditori: prevedere, con le reti di fognature e luce, anche un tubo per far passare la fibra ottica.

GUSSAGO
So di avergli creato un qualche imbarazzo. Lui dice di no, io temo di sì. Non che della cosa non ne sia convinto. Ma, insomma, c'è anche un ruolo istituzionale che, nel suo caso, è quello di presidente delle imprese del Terziario dell'Aib. Ma lui - Giancarlo Gervasoni, presidente della ZeroUno informatica di Gussago - tiene a precisare subito, che parla come libero imprenditore, non col cappello di presidente della sezione.
L'imbarazzo nasce quando gli faccio vedere la copertina di novembre di Wired che strilla quel che leggete: basta ponte sullo Stretto di Messina, avanti con la Banda Larga. Sottoscriverebbe quel titolo? «Pienamente».
Ma qui nasce l'imbarazzo possibile e l'inizio di una riflessione.
E se al posto del Ponte sullo Stretto ci fosse scritto «Autostrada della Valtrompia» la cancellerebbe egualmente?
«Direi proprio di sì, anche se questo mi creerebbe, a livello di rappresentanza, qualche problema. Ma io, ripeto - e lo dice un po' serio e un po' faceto - parlo a titolo personale. Attenzione, però: cancelliamo, per paradosso, l'autostrada in cambio di cosa?».
Chessò, in cambio della informatizzazione spinta della Valtrompia e della città. Toh: la banda super larga per tutti.
«È una proposta interessante, che farebbe fare alla città un salto di qualità straordinario».
Interessante ed interessata direi visto che lei guida un'azienda di informatica.
«Primo errore: pensare che la banda larga sia una questione per informatici. L'informatica c'entra, naturalmente, ma qui c'entrano tutti. Sarebbe come dire che le autostrade classiche servono a chi fa gli asfalti. Servono anche al loro fatturato, naturalmente, ma poi un'autostrada serve a tanti: al turismo, alle aziende, alle persone».
Quindi le autostrade classiche servono?
«Eccome. Sarebbe meraviglioso avere soldi per fare entrambe le autostrade: quelle d'asfalto e quelle informatiche. Dovendo scegliere sto con le seconde».
Il primo errore l'ha indicato. Il secondo qual'è?
«Quello di pensare che la banda larga non sia una infrastruttura di serie A. Guardi che metter giù la banda larga è una cosa da old economy: servono ruspe, camion, scavatori, gente che lavora sodo. Il 70% del costo di installazione della fibra ottica è queste cose qui: classici lavori stradali».
Sa una cosa. Gliela formulo come uno che di queste cose capisce poco, ma credo di poter rappresentare il bresciano medio. Non si capisce bene l'utilità della banda larga, intendo dire a livello popolare. Non la si percepisce come una opportunità, per dirla in maniera più elegante.
«Credo abbia ragione, ma questo è un problema. È un problema di conoscenza, di cultura. Non è solo una questione di "popolo". Ci sono moltissimi miei colleghi imprenditori che non hanno presente le opportunità che la banda larga può rappresentare; ci sono molti sindaci che non colgono il problema».
Perché dar la colpa ai sindaci. Che c'entrano?
«Le faccio io una domanda? Quante aree industriali della provincia e della città hanno il collegamento con la fibra ottica? Glielo dico io: pochissime, forse nessuna; ci sono scampoli di fibra in qualche pezzo di città. Punto. I sindaci che c'entrano? Perché quando si fa un piano di insediamenti industriali così come si mettono i tubi delle fogne, quelle della corrente elettrica e quelli del telefono si dovrebbero mettere anche i tubi dentro i quali far correre la fibra ottica».
Poi però può accadere che le aziende non si colleghino perché costa troppo...
«Piano. Intanto io direi che quando si fa uno scavo si potrebbe - dovrebbe essere obbligatorio - interrare anche un tubo. Magari resta vuoto per un po', ma poi l'esigenza crescerà. E se noi offrissimo alle aziende la opportunità di insediarsi in un posto dove la fibra ottica c'è (o ci potrà essere con costi di installazione molto più bassi perché il tubo vuoto già c'è e basterà far correre all'interno la fibra ottica) ebbene, io credo che se dessimo questa opportunità le aziende la saprebbero cogliere».
Cosa risponde a chi dice che la banda larga costa troppo?
«Costa troppo in relazione a che cosa? Certo, se non si capisce a cosa serve una cosa quella cosa costerà comunque troppo. No, semmai la banda larga oggi costa, a parer mio, persino poco».
Ma a cosa serve, in definitiva, questa banda larga? Mi faccia un esempio concreto?
«In linea generale la banda larga consente di lavorare in mobilità. Ci si può muovere dappertutto avendo sempre sott'occhio tutto quello che si potrebbe avere in ufficio; si possono prendere decisioni in qualsiasi momento e posto».
Faccia uno sforzo. Un esempio più concreto-concreto?
«Allora le dico che internet agevola le vendite. E non sto parlando delle aste o delle vendite on line (che pur sono importanti). Facciamo un esempio. Io produco una macchina transfer. Se ai miei potenziali clienti - i cinesi, tanto per cambiare - gli dico che terrò controllato permanentemente il funzionamento del transfer grazie ad internet (con la banda larga, però), secondo lei sarà più facile o più difficile vendere il mio macchinario? E lo stesso può essere con un impianto di laminazione o una pressa. È l'internet delle cose: non serve solo a parlare internet, serve anche a monitorare cose. Altro esempio: se ai miei clienti gli assicuro approvvigionamenti costanti perché io - grazie ad internet veloce - tengo sotto controllo il loro magazzino, questo mi facilita il lavoro o no? E le faccio un altro esempio con una pratica che si va diffondendo: se io, industriale produttore della macchina transfer di cui sopra, avessi un metodo affidabile per controllare quella macchina che sta in Cina e quindi sapessi - ora per ora e giorno dopo giorno - quanti pezzi fa e che tipo di problemi potrebbe avere, io potrei dire al mio cliente: non pagarmi la macchina, mi paghi tanto al pezzo che fa. Ecco: tutte queste cose farebbero vendere di più o di meno le nostre fabbriche? E non ci aggiungo quello che la banda larga potrebbe servire per i normali cittadini».
Bene, ne parleremo in altra occasione.
Gianni Bonfadini
g.bonfadini@giornaledibrescia.it

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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