Le conoscono a Mosca. E pure a New York. Non in via Branze. Almeno fino a due anni fa. Eppure sono di Brescia le imprese che assorbono il 70% della produzione mondiale di macchine a transfer rotativo per la lavorazione e l'asportazione di componenti metallici, ovvero: sofisticate macchine per fabbricare elementi specifici per il settore idraulico, pneumatico, di refrigerazione e gas. Rubinetti, ad esempio.
A valorizzare queste realtà, arcinote all'estero e diffuse nella nostra provincia, è stato il professor Danilo Cambiaghi, docente alla Facoltà di Ingegneria di Brescia, che ha deciso di portarle nelle aule universitarie, dando vita a «Macchine a transfer rotativo», indirizzo pilota di laurea specialistica in ingegneria meccanica sorto due anni fa. Il programma del corso, coronato ieri dai primi quattro allori, è stato concepito in convenzione con una nutrita compagine di aziende bresciane operanti nel settore: Buffoli Transfer, Btb Transfer, Dm2, Gbc Transfer, Gnutti Transfer, Picchi, Porta, Tecno Transfer e Transfer Gozio Federico.
Gli ingegneri neofiti che hanno intrapreso il progetto hanno iniziato ad affiancare teoria e prassi già nel primo anno di specialistica, interagendo con le imprese.
Adesso escono dall'università ed entrano in fabbrica perché l'ambientamento nell'impresa è avvenuto precocemente, prima ancora di concludere gli studi. Ora, non dovranno sorbirsi i classici sei mesi di addestramento: hanno già dato. «Alle lezioni di meccanica avanzata, anche in lingua inglese - racconta Gabriele Schinetti, che ieri ha conseguito la laurea con lode - sono subentrate le ore trascorse tra le macchine». Gli fa eco Marco Cattaneo, un 107 appena messo in tasca: «Abbiamo trascorso due anni tra aule e aziende, mettendo mano anche ad attrezzature del valore di 1 milione di euro».
Il professor Cambiaghi scruta i suoi allievi con fierezza, ringrazia l'ex preside di Facoltà Luigi Magnani, che ha contribuito a realizzare il suo progetto in tempi celeri, e spiega: «Le imprese con cui abbiamo collaborato sono nicchie che prosperano feconde perché, a differenza di blasonate multinazionali, non solo seguono l'intero iter produttivo in loco, ma lo personalizzano: la materia prima viene sbozzata, forgiata, plasmata a seconda delle richieste dei clienti».
E il futuro del corso? «In fase di sublimazione - rivela sibillino -. Siamo in balia dei tagli all'università. Per ora, i lati positivi del progetto sono sussunti in un corso specialistico di ingegneria meccanica».
Alessandra Troncana
Transfer&valvole, primi ingegneri

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