Sembra il titolo di una fiaba d'altri tempi, ma “Manici, Maniglie e Pomoli” con il passato a ben poco a che fare. Il concorso per designer bandito da Pintinox, l'azienda di Sarezzo leader nella produzione di casalinghi in acciaio inossidabile, vuole invece mettere alla prova la creatività dei giovani talenti bresciani, per la realizzazione di prodotti innovativi e attuali.
L'iniziativa è rivolta a tutti gli iscritti e laureati delle più prestigiose realtà del nostro territorio, dedicate alla formazione delle nuove leve del design: il Corso di Laurea in Disegno Industriale e quello di Laurea Magistrale in Ingegneria Edile-Architettura dell’Università di Brescia, l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia e Machina Lonati Fashion and Design Institute; la Laba - Libera Accademia di Belle Arti.
Il concorso ha come oggetto l’ideazione e il disegno di un set di maniglie per una nuova linea di pentole e padelle. In particolare i candidati si potranno cimentare con due diversi set di maniglie (manico per padella, maniglie per pentola e pomolo per coperchio). Il primo da applicare ad una linea Pintinox di pentole con fusto cilindrico in acciaio lucido o satinato, il secondo a corredo di un modello di pentola con corpo in alluminio.
La scelta delle tecniche e dei materiali è lasciata al concorrente, che dovrà comunque rispettare alcune prerogative: tutte le parti che potranno entrare in contatto con il cibo dovranno essere adatte al contatto alimentare e i materiali dovranno essere idonei al lavaggio in lavastoviglie.
I progetti verranno giudicati prestando attenzione al loro grado di innovatività e ergonomicità. Dovranno essere facilmente realizzabili su scala industriale, originali e creativi.
La partecipazione al concorso è gratuita e la scadenza per la consegna dei progetti è fissata per il 5 ottobre prossimo.
I primi classificati riceveranno, durante la cerimonia di premiazione, che si svolgerà l'11 ottobre all’Aula Consiliare della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia, 1.000 euro (lordi) in denaro e un articolo della produzione Pintinox.
Potete accedere al bando del concorso, cliccando qui
Methea - il prototipo a 10 moduli
Il progetto è stato oggetto della sua tesi per la laurea magistrale in disegno industriale al Politecnico di Milano e ha meritato una menzione speciale alla settima edizione del Lucky Strike Talented Designer Award, il prestigioso premio aperto a diplomati e laureandi di tutti i rami del design, ideato e promosso dalla Raymond Loewy Foundation Italy.
Il designer Alberto Solazzi
Methea (clicca qui per accedere a un video dedicato al prototipo) si compone di un elemento principale ad alimentazione elettrica, la parte attiva scaldante del sistema, nel quale vengono alloggiati dei moduli in pietra ollare asportabili, disposti in linea (5 o 10, a seconda della versione prototipale). Ogni modulo, a contatto con la parte scaldante, accumula calore per poi rilasciarlo gradualmente grazie alla propria inerzia termica.
Il cuore del progetto sono i moduli lapidei: “sono in pietra ollare della Valtellina e pesano poco più di 2 chili e mezzo – continua - grazie a macchine a controllo numerico, i moduli vengono tagliati, sagomati e levigati, seguendo una geometria studiata per migliorare l'affordance e la relazione con il corpo”.
“Sulla superficie di ogni modulo sono incisi 5 pittogrammi che suggeriscono all'utente alcune funzioni possibili. Si può utilizzare la pietra per scaldare il proprio corpo. Proprio come avveniva in passato, è possibile utilizzarla come scaldaletto passivo o quando siamo stesi sul divano davanti alla tv, utilizzarlo come una boule dell'acqua calda. Si può anche, come avveniva in passato, porre la mattonella calda sopra a una pila di panni piegati, per stirarli passivamente, riscaldare il pane o tenere in caldo bevande o pietanze. Si possono intiepidire i vestiti, prima di indossarli, o riscaldare gli asciugamani. Ogni modulo si può anche trasformare in una lavagna sulla quale disegnare e scrivere con i gessetti colorati.
Con Methea puoi scaldare i vestiti
“Per dare un'idea – spiega Alberto -, se il sistema funzionasse costantemente e per 24 ore (cosa che non avviene nella realtà pratica), consumerebbe al massimo rispettivamente 7Kwh e 14Kwh. Calcolando che il costo medio del kwh in Italia è di 0,15 € cent, si spenderebbero 1,05 € o 2,1 € al giorno”.
L'input del progetto - realizzato sotto la guida di Flaviano Celaschi, docente di Disegno industriale al Politecnico di Milano e coordinatore l’Unità di Ricerca e Didattica Advanced Design, e anche con la supervisione di Chiara Moreschi, uno dei più importanti talenti del design contemporaneo sulla scena milanese - nasce dalla rilettura di una tradizione “nella quale la stufa economica ha rappresentato, per generazioni di contadini, operai e in generale per le classi sociali medio-basse, il sistema domestico più efficiente per razionalizzazione delle risorse– dice Alberto –. Questo tipo di stufa era una macchina complessa, capace di materializzare e scambiare energia, regolando i flussi e le abitudini della famiglia. La sorgente di calore era anche sorgente di funzioni e comportamenti: acqua calda, brace e fumi alimentavano sistemi per cucinare, scaldare, stirare e asciugare.Con l'evoluzione tecnologica, che ha portato a sistemi più moderni (termosifone, termoarredo, riscaldamento a pavimento) con un sistema diverso per ogni funzione, si è persa la loro versatilità”.
Alcuni dei diversi usi possibili delle pietre ollari di Methea
Così, nell'epoca della cultura wireless e dei dispositivi a batteria, Alberto ha pensato di utilizzare la pietra ollare in modo inedito e trasversale. “Il progetto Methea – conclude - vuole re-interpretare la tradizione, attraverso un oggetto tecnologico, adatto ai linguaggi espressivi contemporanei, che tuttavia stimola comportamenti dimenticati e ne inventa di nuovi”.
Il prototipo di Methea è frutto di un percorso di ricerca in continua evoluzione “non è l'unico termoarredo in pietra che ho progettato – conclude -. Con il team dello Studio Smarck, un laboratorio d'innovazione nei campi dell'architettura, del design e della comunicazione, abbiamo già proposto altri progetti, e siamo disponibili a condividerli con aziende del settore, aperte al rinnovamento e alla ricerca”.
Chi volesse approfondire l'argomento, può contattare Alberto, scrivendogli alla mail a.solazzi@smarckstudio.com

Il progetto è stato sviluppato nel 2011 da Roberto Salodini (ventitreenne di Padenghe sul Garda) – sotto la guida del docente e architetto Timoty Power - per la sua tesi in Design al Politecnico di Milano. E si è classificato al secondo posto (scelto tra altri 127 proposte) alla settima edizione del Lucky Strike Talented Designer Award, il prestigioso premio aperto a diplomati e laureandi di tutti i rami del design, ideato e promosso dalla Raymond Loewy Foundation Italy.

Dew Tree riesce infatti a fornire acqua potabile attraverso la condensazione dell’aria armosferica. La sua parte esterna (clicca qui per accedere alle tavole che illustrano nel dettaglio la sua struttura) ha una funzione protettiva ed è in policarbonato. Nella parte interna superiore sono presenti due condensatori che assorbono l’aria dall’esterno e la filtrano. L'umidità dispersa nell'aria viene raffreddata e si condensa a rugiada, goccioline di acqua che si depositano in un serbatoio e vengono filtrate e potabilizzate attraverso un filtraggio e l’aggiunta di sali minerali. La struttura esterna è composta da quattro scocche nella parte superiore - grossi petali pensati per semplificare la manutenzione degli elementi posizionati all’interno - forate per aumentare la quantità d’aria che i condensatori possono attirare all’interno della struttura. Al di sopra delle scocche, una copertura inclinata protegge gli elementi interni più delicati.
L'acqua potabile prodotta viene distribuita attraverso un erogatore, dotato di una fotocellula, che si adatta anche alle comuni bottiglie di plastica. Il punto di erogazione è posizionato a 90 cm da terra: un'altezza ottimale per garantire la possibilità di attingere l'acqua anche ai bambini e agli utenti con problemi motori.
Per funzionare, l'albero della rugiada ha bisogno di elettricità. “I consumi stimati sono di circa 2 Kw/h – continua Roberto – e nulla vieta che l'energia necessaria sia green: prodotta da pannelli fotovoltaici”.
Secondo i calcoli degli autori del progetto “utilizzando condensatori commerciali è possibile ricavare un massimo di più di 150 litri di acqua al giorno (in condizioni di umidità relativa 90 % e 33 °C di temperatura atmosferica), che scendono a poco più di 100 litri al giorno con con umidità relativa 60 % e 27 °C”.
Il progetto di Roberto Salodini è decisamente interessante, ma ancora non ha trovato una collocazione sul mercato. Le aziende interessate alla sua produzione su scala industriale possono contattare Roberto, scrivendogli all'indirizzo nno.aux@gmail.com.
Maria Cristina Ricossa
Letti for all. E' anche stata progettata la configurazione matrimoniale
Il letto for all, progettato per le strutture alberghiere, è stato oggetto del lavoro realizzato per la tesi di laurea, discussa tra lo scorso marzo e il prossimo 22 maggio, da Erica Fattori e Francesca Guerini.
“Lo scopo di questo lavoro – spiega Alberto Arenghi, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, territorio e Ambiente (Dicata) della Facoltà di Ingegneria di Brescia – ha origini lontane. Mi occupo di accessibilità da una quindicina d'anni, nel corso dei quali ho lavorato sul tema delle barriere architettoniche, declinato anche sui centri storici e sugli edifici tutelati, ma non solo. Con Gabriele Baronio, docente del Dipartimento di ingegneria Meccanica e Industriale del nostro Ateneo, da qualche anno stiamo anche elaborando progetti per la realizzazione di arredi pensati per essere utilizzati da qualsiasi persona, indipendentemente dalle sue capacità motorie”.
Dalla condivisione delle rispettive competenze, quindi, è nato un progetto comune che mira, un passo dopo l'altro, a progettare tutti gli arredi di una camera d'albergo secondo una logica di accessibilità, che tenga conto di una fetta di popolazione - anziani o portatori di handicap – le cui esigenze vengono spesso trascurate.
Le due studentesse Erica Fattori e Francesca Guerini
Per superare questi problemi, il team di ingegneria ha pensato di migliorare l'accessibilità di tutte le stanze dell’albergo, in modo da renderle esteticamente gradevoli, oltre che funzionali per tutti.
“Abbiamo in primo luogo analizzato gli arredi standard presenti nelle camere di hotel a quattro e cinque stelle – spiega Gabriele Baronio - e deciso di lavorare a un letto innovativo, che è poi l'elemento di arredo che caratterizza l'intera stanza”.
I ricercatori di Ingegneria hanno quindi pensato a un nuovo letto al quale – con un semplice gesto - è possibile modificare l'altezza della seduta.
La struttura del letto
Lo studio realizzato a ingegneria non resterà solo sulla carta: i modelli di prova verranno costruiti nel Laboratorio di disegno industriale, di cui è responsabile il dott. Diego Paderno, e “la falegnameria Artigiana Legno di Cellatica, con la collabolazione dell'arch. Maria Chiara Bonetti, realizzerà il primo esemplare nelle prossime settimane – continua Baronio -. Il letto sarà in legno MDF, personalizzabile a seconda delle esigenze, e non sarà particolarmente costoso”.
Il nuovo letto “for all” migliorerà il servizio che l'hotel offre alla clientela, permettendo la scelta della configurazione dell'arredo principale della camera. Inoltre l’albergatore, avendo a disposizione tutte le camere accessibili a tutti, potrà ospitare un maggior numero di persone con disabilità motoria, non obbligandole – nel caso di viaggi di gruppo – a pernottare, come spesso accade, in più strutture differenti.
Maria Cristina Ricossa
My Little Cookstove, installata in Chad
Francesco Vitali e Simone Parmigiani, neo dottori di ricerca alla Facoltà di Ingegneria di Brescia, hanno realizzato, per la loro tesi, “my little cookstove” una stufa per la cottura dei cibi che può trovare applicazioni in numerosi paesi in via di sviluppo.
Il loro progetto si è fatto notare, al punto che ha recentemente vinto il concorso Design & ISud promosso da Designer senza frontiere e, in virtù di ciò, viene presentato al Fuorisalone, evento satellite del Salone Internazionale del Mobile di Milano (dal 17 al 22 aprile al Circolo ACLI di Lambrate, via Conte Rosso, 5; il 18 aprile, dalle 15 in poi, ci sarà un momento dedicato alla presentazione dei progetti a cui parteciperemo anche Francesco e Simone; clicca qui per ulteriori dettagli logistici sul loro intervento).
La stufa da cucina di Francesco e Simone ha una struttura semplice, realizzata con materie prime povere, ed è in grado di funzionare, con efficienza, bruciando un combustibile di scarto, alternativo a legno e carbone.
Simone Parmigiani e Francesco Vitali al Fuorisalone
My little cookstove, è una stufa da cucina che utilizza per la combustione lolla di riso, ossia i gusci dei chicchi di riso. Un prodotto agricolo di scarto molto diffuso in alcuni paesi il via di sviluppo (tutti quelli dediti alla coltivazione del riso) e attualmente del tutto inutilizzato. Questo prodotto, però, non può essere bruciato nelle stufe tradizionali (“è un isolante termico e ha un potere calorifico molto basso – dicono Francesco e Simone –. Per cui senza uno studio accurato sulla geometria della stufa e sulla circolazione d'aria al suo interno non si ottiene una combustione efficiente”).
Lolla di riso
La stufa è stata realizzata con un occhio attento ad affidabilità, buone prestazioni e sicurezza, all'adattabilità della stufa alla cucina locale e a tutti gli aspetti socio-culturali connessi, alla disponibilità nel paese in via di sviluppo (in questo caso, il Chad, dove è stata realizzata una parte delle sperimentazioni) dei materiali e degli strumenti necessari alla realizzazione. Il tutto, favorendo il recupero energetico di un combustibile 'povero'.
“Lo scopo ultimo – concludono – è creare, nel paese in via di sviluppo, un mercato locale gestito dagli stessi beneficiari della tecnologia, sia per la realizzazione delle stufe che per la gestione dei pezzi di ricambio. Il nostro progetto ha quindi anche una finalità sociale importante”.
La stufa è frutto di un intenso lavoro di ricerca, con un'impronta interdisciplinare importante. Gli aspetti più squisitamente tecnologici sono stati curati da Simone nell'ambito del Corso di dottorato in "Tecnologie e sistemi energetici per l'industria meccanica" (al Dipartimento di Ingegneria meccanica e Industriale dell'ateneo bresciano), mentre le competenze legate al contesto nel quale il nuovo dispositivo dovrebbe trovare applicazioni, sono stati curati in specifico da Francesco nell'ambito del Corso di dottorato in “Metodologie e tecniche appropriate nella cooperazione internazionale allo sviluppo” svolto in collaborazione con CeTAmb (Centro di ricerca e documentazione per la gestione dell'ambiente nei paesi in via di sviluppo) del Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura Territorio e Ambiente.
Il più, a Folzano, il Centro Studi della Scuola Fuspa (clicca qui per leggere dettagli sulla loro attività, riportati sull'ultima edizione della rivista "Eco del Fuoco") di Anfus (Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini) ha messo a disposizione le sue competente e gli spazi per approfondire gli studi di ottimizzazione del prototipo (clicca qui per accedere a un scheda sulla collaborazione) “Abbiamo messo a disposizione del progetto le nostre competenze – spiega Sandro Bani, ditettore del Centro Studi della scuola –, ma non solo. Insieme stiamo anche approfondendo alcune criticità delle tecnologie attualmente in essere (legate all'efficienza dei processi di combustione e di gassificazione, ma anche all'emissione di polveri in atmosfera). Non è da escludere che da questo particolare connubio tra noi e l'Ateneo di Brescia nascano importanti spunti per migliorarle in futuro".
Ma non è finita qui. Il team di Via Branze si sta arricchendo di nuove competenze: “Diego Paderno, responsabile del Laboratorio di Disegno Industriale di Ingegneria e alcuni docenti di Disegno Industriale si stanno interessando al progetto per gli aspetti legati al design”.
Le premesse per nuovi sviluppi del lavoro, già ora molto promettente, sono ottime, quindi, e lo saranno ancora di più se ai due ex studenti (che non possono più usufruire delle borse di studio legate al corso di dottorato) verranno offerte delle chance per restare in università.
Per avere dettagli sul lavoro realizzato da Francesco e Simone, potete contattarli via mail: simone.parmigiani@ing.unibs.it francesco.vitali@ing.unibs.it
Maria Cristina Ricossa
Logo di Eco Bike Design Contest 2012
I designer (italiani o stranieri) sono invitati a presentare il progetto di una bici a pedalata assistita elettricamente e di una pensilina fotovoltaica per il ricovero e la ricarica.
Il progetto, inedito e sviluppato appositamente per il concorso, deve prevedere due oggetti (bici e pensilina) coordinati dal punto di vista funzionale ed estetico, in grado di veicolare i valori della mobilità sostenibile, dell’ecologia e delle scelte responsabili, oltre che coniugare il marchio aziendale di Solsonica.
Il bando di concorso (clicca qui per leggerlo) descrive nel dettaglio le caratteristiche tecniche del sistema fotovoltaico di alimentazione, da utilizzare nel progetto della pensilina, e le caratteristiche salienti della bicicletta (dotata di batteria autonoma e asportabile e consentire di convertire il funzionamento daassistita a veicolo a pedali).
Il termine fissato per la presentazione degli elaborati è il 29 giugno 2012. Dopodiché una giuria di esperti selezionerà i tre progetti migliori. I finalisti accederanno a una seconda fase del concorso, durante la quale affineranno lo sviluppo del loro concept, servendosi dei dettagli di natura tecnica e delle informazioni di natura produttiva, relative alla tecnologia fotovoltaica, fornite da Solsonica.
Il montepremi totale del concorso ammonta a 7.000 euro (4.000 al progetto vincitore, 2.000 al secondo e 1.000 al terzo classificato).
Maria Cristina Ricossa
Sara Ferrari nel suo studio, con gli schizzi di Baco
Bene, ora - da novembre scorso - l'atelier londinese di Sara Ferrari si è trasferito a Brescia, in un ex laboratorio artigiano, in via Chiusure, dove da una porta scorrevole da capannone industriale, si accede a due stanze con un grande tavolo, una libreria spartana e l'immancabile angolo-relax con macchina per caffè espresso. Ovunque libri, immagini, piccoli prototipi e modellini in lavorazione.
La giovane designer, infatti, dopo più di quattro anni di esperienza a Londra, ha deciso di tornare a vivere e lavorare nella nostra città.
Una scelta coraggiosa, soprattutto di questi tempi:“in Inghilterra mi sono fatta le ossa e ho costruito la mia visibilità con una serie di autoproduzioni” spiega. Piccoli oggetti dalla grande personalità, alcuni dei quali hanno parecchio fatto parlare di sé.
“Sono tornata perché Brescia – continua Sara - mi sembra il posto giusto per trovare aziende di alto livello con cui collaborare”.
Il divano Baco di Sara Ferrari, per D3co
Per il resto, Sara sta “seminando”. Prende contatti, propone progetti, cerca di farsi notare, insomma, dalle realtà imprenditoriali del nostro territorio. “Dopo la mia esperienza inglese, so che posso offrire molto alle aziende di casa nostra – dice - Sono in grado di dare forma ad oggetti originali, siano essi bottoni, mobili, lampade o posate, ma posso anche curare l'immagine di un'azienda”. Cosa, quest'ultima, che ha fatto recentemente per CarpetEdition di Indikon, la realtà di Collebeato specializzata nella produzione di tappeti.
Certo, Sara sta bussando a molte porte. Il suo è un investimento continuo di tempo, lavoro, idee, che non sempre diventano prodotti o danno vita a collaborazioni. Ma non si perde l'animo e continua a cercare: “sono tornata perchè credo nella grande professionalità delle aziende bresciane – conclude – ora anche loro dovrebbero credere nella mia, non prima di avermi messo alla prova".
Maria Cristina Ricossa
Un momento dell'inaugurazione alla Laba
Si definisce cleptomane e superficiale, il grande Mendini, raccontando le sue modalità di lavoro, fatto di momenti solitari, nei quali realizza i suoi schizzi, e momenti di condivisione con chi padroneggia le tecniche, indispensabili per realizzare le sue opere: “io sono un iper-dilettante – dice – e sono debitore a tutti gli esperti, siano essi i maestri vetrai di Murano o gli specialisti dello stampaggio rotazionale, che mi permettono di trasformare l'idea in realtà”. Lui coordina e ascolta, come un direttore d'orchestra che, grazie al talento e al sapiente lavoro dei suoi musicisti, rende unica l'armonia.
Dietro la modestia e la semplicità di Alessandro Mendini, tuttavia, si nascondono sessant'anni di una poliedrica attività professionale, che fanno di lui una vera autorità nel suo campo, a livello mondiale. E' un architetto, ma realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, oltre che architetture. Ha diretto le riviste Casabella, Modo e Domus, e collabora con Alessi, Bisazza, Philips, Cartier, Swatch, Hermés, Venini. E' membro onorario della Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, gli è stato attribuito il Compasso d'oro per il design, è Chevalier des Arts et des Lettres in Francia, ha ricevuto l'onorificenza dell'Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano e all'Ecole normale supérieure de Cachan in Francia (clicca qui per leggere la sua biografia). Un successo costruito anche grazie a un costante lavoro di aggiornamento: “necessario per far si che le mie creazioni entrino in sintonia con il trand sociale, politico e culturale del mondo in cui vivo”.
I suoi consigli ai giovani della Laba, si possono riassumere così: “siate curiosi e umili. Imparate a copiare le grandi opere, ma non per plagio. Perché ne riconoscete il valore e per imparare a padroneggiare le tecniche utilizzate per la loro realizzazione. Partite da questo per creare il vostro metodo di invenzione – dice -. Oppure potete muovervi su terreni inesplorati: azzerate il mondo esterno, uscite dalle convenzioni e inventate secondo la vostra personale visione”.
Alla Laba, alla quale riconosce “un'atmosfera di empatia tra chi impara e chi apprende, rara nelle accademie”, Mendini ha partecipato come membro della giuria al concorso “Panchina per Laba” (clicca qui per leggere l'articolo che già è stato scritto sull'argomento). Al termine della sua conferenza, preceduta dall'intervento del direttore della Laba, Roberto Dolzanelli (clicca qui per leggerne i contenuti), e di Andrea Arcai, assessore alla cultura e all'istruzione del Comune di Brescia, Alessandro Mendini ha proceduto alla premiazione dei progetti migliori, presentati al concorso. Il primo premio, una borsa di studio, è andato al progetto di Rovena Colombelli e Valentina Saleri (clicca qui per accedere al progetto) per “la forte e originale immagine iconica; per la possibilità di uso performatico, personalizzata sulla Laba”. Secondo classificata, la creazione di Maurizio Lazzaroni (anche per lui il premio è stato una borsa di studio) “per l'interpretazione originale della panchina urbana, connotata da buona ergonomia, attenzione tecnica ed ecologica, linguaggio evoluto” (guarda i disegni). Terzi, invece, Jacopo Alfano e Daniel Viavattene, che hanno progettato una panchina “con un risultato tradizionale ed elegante, improntato alla sintesi” (clicca qui per vederla), premiati con un abbonamento alla rivista Domus.
Maria Cristina Ricossa
Daqua - di Nicola Loi e Andrea Maffezzoni
Al primo posto si è classificato Daqua, un depuratore a osmosi inversa realizzato da Nicola Loi e Andrea Maffezzoni , entrambi laureati in Disegno Industriale alla Facoltà di ingegneria di Brescia (clicca qui per accedere al sito che hanno realizzato per dare visibilità alle loro creazioni). “Normalmente i depuratori a osmosi inversa sono ingombranti e non hanno un design gradevole. Vengono spesso nascosti negli armadietti sotto il lavandino - dicono Nicola e Andrea –. Daqua, invece, oltre ad essere un depuratore, è un oggetto d'arredo dalla forma semplice e allo stesso tempo elegante(tutta la tecnologia per la depurazione dell'acqua è racchiusa in un involucro dello spessore di soli 8 cm), che abbiamo progettato pensando a uffici, studi o aziende. Ora che il prototipo ha riscosso i consensi di una giuria di esperti, speriamo di trovare un'azienda disposta a produrlo su scala industriale”. La vittoria al concorso è sicuramente un successo per i due giovani designer, anche se non è la prima volta che i lavori di Nicola e Andrea fanno parlare di sé: la loro Frecciamela, un inusuale portafrutta da parete, è stato presentato al Salone Satellite 2011 della Fiera del Mobile di Milano e Trillo, il progetto realizzato da Andrea per la tesi di laurea (un'innovativa custodia per violino) è stata oggetto di un precedente articolo, pubblicato sul nostro sito (clicca qui per leggerlo).
Bastet - di Giovanni Tomasini
Warm Welcome - di Federica Montresor
Maria Cristina Ricossa

L’ingresso del padiglione è dedicato alla seconda edizione di A&D Project, dedicata al design 'green'. L'iniziativa, ideata dal Prof. Dario Polatti e costruita sulle alleanze tra mondo accademico, Brixia Expo Fiera di Brescia e C.C.I.A.A. di Brescia, si è già coniugata in un concorso dal titolo “Eco Sostenibilità dei materiali ed Eco Sostenibilità dei processi produttivi”. I tre oggetti reinventati dai rispettivi giovani talenti del design partecipanti al concorso, verranno premiati nel corso della cerimonia prevista per il 3 marzo alle 18.00, nello spazio mostra dove sono in esposizione anche tutti gli altri progetti che hanno partecipato.
Nell'ambito di A&D Project prenderà vita anche l’esposizione collettiva dal titolo: “Le espressioni dell’arte”, una mostra-mercato di design autoprodotto, dove giovani designer metteranno in vendita le proprie opere (oggetti unici di design, dipinti, fotografie, sculture) a prezzi accessibili.
Nell'ambito di 'Brescia Casa on Demand 3D - la tua casa in un click', realizzata in collaborazione con Machina Impresa, un gruppo di professionisti saranno a disposizione del pubblico, che potrà richiedere gratuitamente la riprogettazione grafica del proprio spazio abitativo, ripensare colori, arredi e nuove superfici per cambiare volto alla propria casa (per accedere a questa opportunità è consigliabile richiedere un appuntamento, inviando una mail a bresciacasaondemand@fierabresciacasa.it).
Il tradizionale spazio espositivo, ospita poi un centinaio di marchi dei settori: arredo, accessori e servizi per la casa, giardino, finiture d’interni ed esterni, servizi ed edilizia.
Nello spazio wedding “Carlotta si sposa”, realizzato in collaborazione con Claire's wedding planner e con la sponsorizzazione di Zani&Ranzenigo, saranno presenti gli espositori che operano nel mondo nuziale. Qui, domenica 11 marzo alle 17.30, è prevista la sfilata di Domo Adami.
Seguendo il percorso espositivo il visitatore entrerà infine nell’area dC dentroCasa design, 7.000 mq per oltre 50 espositori, che offriranno al pubblico una nuova sezione con un’area lounge dove è previsto un programma di intrattenimento.
La sezione workshop, realizzata in collaborazione con Ips Consulting e Csp Resourcing, è invece dedicata ad iniziative di formazione per architetti e altri operatori del settore e a convegni realizzati in collaborazione con l’ordine degli Architetti di Brescia.
Clicca qui per leggere il programma degli eventi previsti e qui per vedere l'elenco degli espositori.
Maria Cristina Ricossa