martedì 22 maggio 2012
 
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Lavori in corso in Facoltà

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Cari lettori del Blog!

Rieccomi a voi con questo contributo di Febbraio. Forse distratto dalle dolci onde dell’oceano in questa meravigliosa (oltre che tiepida e assolata, mentre in Italia nevica), parte del Portogallo, dove mi trovo per un convegno, stavo perdendo il senso del tempo e del mio impegno di tenervi aggiornati sulle vicende domestiche. Forse in “deficit di ossigeno” per una serie di eventi luttuosi che ha colpito la mia famiglia di recente, stavo cercando di “resettare” e di “tirare il fiato”, e quando si è trattato di mettermi a scrivervi ho passato un po’ di tempo senza trovare le parole. Poi, dopo una passeggiata sul bagnasciuga, ho raccolto le forze ed eccomi a voi.

Avrei voluto parlarvi del “Decreto Semplificazioni” del Governo, che mette mano ad alcune complicazioni presenti nell’aggrovigliata sequenza di leggi e decreti che dal 1980 (anno della famosa “382”) al 2010 (riforma Gelmini) regola i diritti e i doveri dei docenti e dei ricercatori. Tuttavia, poiché questo Decreto deve essere ancora firmato dal Quirinale, evito di entrare nel merito della questione. Anche perché alcune anticipazioni della carta stampata e della rete danno indicazioni fuorvianti e di parte del problema. Commenterò gli eventi “a bocce ferme” e a Decreto firmato.

Mi limiterò allora a fare qualche piccola considerazione, che prelude alla condivisione con voi di un documento che alcuni colleghi della Facoltà di Ingegneria (che stimo molto), vale a dire i Proff. Baroni (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione), Lezzi (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale) e Ciribini (Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Architettura e dell’Ambiente e Territorio) hanno elaborato nel quadro della discussione sulla struttura dei nuovi Dipartimenti che sostituiranno le Facoltà ai sensi della Riforma Gelmini e del nuovo Statuto di Ateneo a essa conforme.
 

Prima le considerazioni. Come vi dicevo mi trovo in Portogallo per un convegno. Mancavo da questo Paese da ventidue anni e l’ho trovato profondamente cambiato e molto più moderno (con qualche sofferenza devo aggiungere: più moderno del mio). Limitandomi alla ricerca Universitaria ho apprezzato la sua vivacità e la sua internazionalità, l’attenzione ai benchmark, all’internazionalizzazione “di fatto” (e non solo dichiarata), al reclutamento di giovani ricercatori con meccanismi semplici e immediatamente fruibili. In una frase: l’attenzione al perseguimento dell’eccellenza e la mancanza di autoreferenzialità. Per un Paese che spesso vediamo con supponenza considerandolo un “Paese che sta peggio di noi” è stato veramente una sorpresa: il Portogallo, dal punto di vista della ricerca, è allineato con la media degli stati Europei avanzati. Noi?

La seconda considerazione riguarda le reazioni “scandalizzate” di molti strati dell’opinione pubblica a due interviste televisive di esponenti del Governo. La prima, quella del Ministro Martone, tocca il problema dell’elevata età dei giovani che si laureano. “Sfigati” o meno (quante volte usiamo termini colloquiali senza che nessuno se ne abbia a male?), il problema è reale. In Italia gli studenti si laureano in ritardo (e abbandonano ancora troppo). La colpa è sia dei giovani che del sistema scolastico/universitario, ma anche delle famiglie. Il 3+2 (disatteso finora sia dagli studenti che dai Docenti) ha cercato senza successo di porre rimedio. E’ ora di pensarci.

La seconda, quella di ieri del presidente del Consiglio, mette in discussione il “posto sicuro”. Insorge chi mette sui due piatti della bilancia il posto sicuro e il precariato. Un illustre neurochirurgo besciano, amico mio, mi racconta della sua bravissima figlia che occupa un posto di prestigio a Londra. Stipendio all’altezza, benefit, possibilità di carriera… e clausola di possibile licenziamento con breve preavviso. Questo, cari lettori, non è precariato. E’ un posto sicuro, nei limiti in cui le condizioni esterne lo consentono (e che motiva la competitività). Preferiamo un posto sicuro all’italiana? E’ ora di pensare anche a questo.

Ed ecco il documento dei colleghi. Come ho scritto nel mio editoriale del mese scorso (“L’Università che cambia”) non sono un “fan” del Dipartimento unico (e i tre colleghi lo sanno), ma il rispetto che ho per loro, e il fatto che i lettori devono essere informati delle varie possibilità di sviluppo dell’Università (in questo caso della mia Facoltà) mi induce a riportare integralmente il testo. Al di là delle preferenze, questo documento è un “manifesto” per una struttura Universitaria moderna, al passo con il suo tempo, e in armonia con il Progresso tecnologico del Paese. Ho messo in corsivo le dichiarazioni sul Dipartimento unico: chi non è interessato tralasci.

Testo redatto dai colleghi di Ingegneria

Ingegneria ha necessità di disporre di un Piano Strategico da proporre all'Ateneo, che sia radicato nella positiva storia del nostro breve passato e fortemente legato al Territorio per divenire essa stessa motore a sostegno della crescita dello stesso in una congiuntura molto impegnativa.

Il Dipartimento Unico avrebbe la possibilità di rappresentare un'Entità autorevole e attendibile sia nei confronti degli Enti Locali sia delle Aziende orientate verso i mercati esteri (l'internazionalizzazione passa anche attraverso ciò) e verso quelli domestici, in sofferenza, oltre che di sostenere i necessari processi aggregativi di organizzazioni professionali e imprenditoriali, anche perché consentirebbe di affidare a qualche collega compiti specifici giustificati dalla massa critica. In ogni caso, in altre Università sussistono Dipartimenti di circa 180 studiosi.

Ingegneria ha necessità di divenire un Interlocutore Diretto, oltre che del Senato Accademico, del Rettore, del Consiglio di Amministrazione e del Nucleo di Valutazione nella complessa suddivisione delle competenze e delle responsabilità potendo garantire soluzioni innovative all'interno del processo selettivo che si sta avviando tra gli Atenei Lombardi e Nazionali, anche al fine di negoziare al meglio le eventuali forme federative con altre Università.

Il Dipartimento Unico godrebbe della massa critica necessaria per fare valere le proprie ragioni e per introdurre un processo di accompagnamento culturale al riassetto organizzativo posto in essere.

Ingegneria ha necessità di avere una Rappresentanza Forte in Senato Accademico e, in genere di potersi presentare in modo unitario nei rapporti dialettici con le altre Macro-Aree dell'Ateneo.

Il Dipartimento Unico innescherebbe una reazione positiva da parte delle altre Macro-Aree nella direzione del rafforzamento delle iniziative congiunte, essenziali per i canali di finanziamento internazionali.

Ingegneria ha necessità di avere una elevata coesione in termini di Gestione della Didattica nel senso dell'Internazionalizzazione e dei Processi di Accreditamento, legando maggiormente i primi due livelli a quello dottorale. Per questo motivo, qualora non venga adottata la soluzione di un Dipartimento Unico, è necessario concordare già in fase di proposte di istituzione dei Dipartimenti l'articolazione della Struttura di raccordo, la cui presenza o meno dovrebbe condizionare il processo decisionale stesso. Si osserva che il Preside(nte) della eventuale Struttura di Raccordo non sarebbe presente in Senato Accademico.

Ingegneria ha necessità di configurare una Visione di Sistema in materia di Ricerca che sia identitaria e al contempo aperta alla multidisciplinarietà che connoterà i principali canali di finanziamento alla Ricerca Industriale (Horizon 2020, Distretti Tecnologici, ecc.).

Il Dipartimento Unico si configurerebbe inizialmente come articolato in Sezioni non necessariamente corrispondenti ai Vecchi Dipartimenti con un processo di riaggregazione secondo Temi relativi all'Innovazione con aperture, verso altri Dipartimenti. Si tenga, poi, presente che solo Entità significative potranno essere Soggetti attendibili per, ad esempio, EIT.

Ingegneria ha necessità di mantenere economie di scala nell'Infrastruttura Didattica e di Ricerca.

Il Dipartimento Unico garantirebbe di evitare diseconomie e di sfruttare appieno le risorse umane e il potenziale strumentale e sperimentale disponibile in coerenza con il riassetto organizzativo dell'Ateneo.

Ingegneria ha necessità di porre in atto azioni di Orientamento, Tutorato, Mobilità Studentesca e Job Placement che, pur nell'ambito del coordinamento dei Delegati del Rettore, siano caratterizzate da una notevole autonomia e specificità.

Il Dipartimento Unico permetterebbe di avviare una seria attività che inizi con il Partenariato con le Scuole Secondarie per concludersi con l'Alumni.

Ingegneria ha necessità di assumere un Posizionamento Adeguato nei processi selettivi interni (in termini di acquisizione delle risorse e di reclutamento) che saranno basati sulla Valutazione (derivante da ANVUR e altro) e sull'Eccellenza.

Il Dipartimento Unico potrebbe in parte favorire questa opportunità.

Ingegneria ha necessità di impostare le attività legate al Trasferimento Tecnologico secondo criteri di coerenza tra diverse iniziative in essere (CSMT, CSEAB, U&I, Centro di Eccellenza, ecc.) e in base a una Politica relativa alla Proprietà Intellettuale.

Il Dipartimento Unico farebbe sì che vi fosse una maggiore integrazione tra una molteplicità di iniziative.

Ingegneria ha necessità di potenziare ulteriormente il Conto Terzi nella direzione di sfruttare al meglio le sinergie tra Saperi e Discipline differenti secondo un'azione di Marketing più efficace.

Il Dipartimento Unico permetterebbe di andare nella direzione del vero e proprio Partenariato con gli Enti Locali, le Istituzioni Finanziarie, gli Ordini Professionali, le Reti di Imprese, le Associazioni Settoriali di categoria, le Rappresentanze Sindacali.

A presto!
 
Franco Docchio
 

Pubblicato: 6 febbraio 2012
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