Sebino e Franciacorta

L'intervista a Beppe Bertola di Massimo Cortesi

Parla il fratello di Franco Bertola, trovato ucciso lunedì mattina nella loro casa. Era stato sino a domenica all'Adunata di Bolzano.

«Ho passato tre giorni felici, ero così contento; poi sono tornato a casa e adesso non ho più mio fratello, me l'hanno ucciso». Non trattiene le lacrime; non sa capacitarsi Beppe Bertola, fratello di Franco, trovato morto nel capannone della loro casa lunedì mattina, in via Valli, ad Adro.

I tre giorni felici sono quelli trascorsi con gli alpini del Gruppo di Bottonaga (sodalizio cittadino, a cui però Beppe appartiene per ragioni di amicizia) alla 85ª Adunata nazionale degli Alpini, a Bolzano. Là lo avevamo incontrato anche noi, geloso custode delle «sue» salamine, prodotte per l'occasione, come il salame e la «rét»: tre giorni vissuti in amicizia, coi lunghi discorsi sulla sua abilità di norcino, sul budello naturale che adesso non si può più usare, sulle vigne che non rendono più niente («ci pagano l'uva meno di 30 centesimi al chilo»), sui campi a Fantecolo che hanno un valore elevato, ma che Beppe non venderà mai («Vuoi mettere la soddisfazione di andare a caccia sul tuo?»).

Lo abbiamo salutato sabato notte, dopo la tradizionale cena con gli amici alpini e giornalisti: Beppe era felice, pronosticava già prossimi appuntamenti e doveva andare a pranzo, il giorno dopo, coi coscritti. «Ma quando sono andato all'appuntamento - ci ha raccontato ieri ad Adro, vicino alla casa dell'altro fratello, Natale - ci siamo trovati solo in quattro: ci sono rimasto male e mi sono detto, l'hanno prossimo non mi beccano più. Così siamo andati a mangiare e poi sono partito presto: sono arrivato a casa prima delle cinque, infatti, ti ho visto commentare la fine della sfilata dei bresciani a Bolzano, insieme alla bionda di Teletutto. Poi Franco ha cominciato a cambiare i canali per trovare il resto della sfilata, quando ci è riuscito stava passando il cartello degli alpini di Trieste».

Beppe racconta di una domenica sera dall'aria fresca, giusto il tempo delle cena e poi a letto presto. «Lunedì mattina abbiamo fatto colazione più o meno alle sette, sette e qualcosa, poi Franco, ancora in ciabatte, è andato a dare un'occhiata alle capre nel capannone; mi ha detto che sarebbe tornato a cambiarsi per andare a Rovato con la corriera (Franco non guidava, ndr) perché doveva fare il 730, infatti aveva preparato sul tavolo della cucina tutti i documenti ed il codice fiscale. Anch'io sono uscito, per andare al bar, a bere un altro caffè, leggere il giornale (volevo vedere le foto dell'Adunata e fare due chiacchiere): uscito dal bar, ho visto la Croce Rossa che entrava in casa mia e ho pensato 'è successo qualcosa'. Sono corso, non vedevo bene, perché c'erano gli infermieri, poi sono riuscito a vedere Franco. Aveva un taglio sul braccio e tanto sangue dietro al testa. La porta di casa, invece, era chiusa a chiave come l'avevo lasciata io».

Poi? Beppe si avvilisce: «Poi non mi hanno lasciato fare più niente, non ho potuto neanche dar da bere alle piante di limoni, che ne avevano bisogno. Dovevo star fermo lì e basta. Mi hanno fatto persino portare tutti gli animali (cani da caccia, capre, galline e cavallo della nipote) da qualche amico e mi hanno sfrattato. Non posso più neanche rientrare in casa a prendere i vestiti per cambiarmi, stanotte ho dormito in albergo e stasera (ieri, ndr) andrò da mia sorella, a Chiari. Mi hanno portato via la macchina e persino il motorino, ma cosa se ne fanno del mio motorino... Eppoi quei cani che seguivano tutte le piste: gli hanno fatto fiutare la mia canottiera, loro hanno annusato ovunque, ma poi mi sono passati a fianco senza neanche guardarmi...».

Cerchiamo di spiegargli che è una prassi normale in questi casi, ma lui non si dà pace: «Mi hanno portato via con la macchina dei Carabinieri, come un delinquente...». La sorella, unica donna di famiglia da quando è mancata la madre, cerca di calmarlo: «Non devi far così, stai tranquillo, tutto andrà a posto».
Lui però è stravolto; il pensiero di suo fratello Franco non lo lascia un istante: «Spero che ce lo ridiano alla svelta, perché possa almeno riposare a fianco della mamma e del papà». Poi, una richiesta: «Quando troveranno chi è stato, scrivilo grande sul giornale il nome di chi ha ucciso mio fratello». Le indagini seguono il loro corso, le eventuali evidenze saranno vagliate secondo criteri rigorosi, da cui dipenderanno gli esiti. Questa, intanto, è la versione di Beppe.
Massimo Cortesi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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