Una sconfitta bruciante del Pdl; il clamoroso risultato del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo; la Lega che crolla (sebbene il «ribelle» Flavio Tosi a Verona sia l’unico a vincere al primo turno); il tonfo del Terzo Polo che paga lo scotto delle sue non scelte e non intercetta i voti in caduta libera del centrodestra; un Pd che regge ma non sfonda nelle grandi città e tuttavia si proclama vincitore. Sono le istantanee di questa giornata di voto amministrativo, con un’affluenza in calo di 7 punti pecentuali.
Una rivoluzione copernicana della geografia politica, che certifica il collasso del sistema partitico e lambisce il governo che in qualche modo si indebolisce. Monti andrà avanti con le sue ineludibili politiche di rigore, anche se a sostenerlo sono i partiti che il voto penalizza, a tutto vantaggio del’exploit dei grillini.
La via italiana non somiglia nè all’antipolitica estrema greca, nè al trionfo della gauche francese. Da noi non è certo la destra estrema ad alzare la testa. Trionfano invece i «grillini», al ballottaggio in diversi comuni con percentuali a due cifre che ricordano quelle della Lega del ’96. E sarebbe un errore oggi (come lo fu allora) tacciare come «antipolitica» tout court il dato eclatante del Movimento a 5 stelle, che drena voti a destra come a sinistra ed intercetta il sentimento di repulsione verso i partiti tradizionali.
Voto terremoto: crollano Lega e Pdl, vince Grillo
Le amministrative sconvolgono la geografia dei partiti premiando di più i candidati svincolati dagli apparati.

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