Aprile 2014. La verità sui presunti maltrattamenti subìti da papà e mamma, infastiditi dal suo sogno di diventare modella, si conoscerà solo tra due anni abbondanti. A deciderlo è stato ieri il gup Luciano Ambrosoli che non ha accolto la richiesta di giudizio abbreviato condizionato all'audizione della figlia e fissato la data del dibattimento.
I fatti per i quali si celebrerà il processo risalgono al novembre del 2010. Lei, bellissima diciassettenne di origini albanesi, denuncia ai carabinieri le lesioni subìte nella casa di Calcinato. Racconta le bastonate e frustate prese dal papà e tollerate dalla mamma. Dice che i genitori osteggiano le sue ambizioni e le vogliono impedire di inseguire un avvenire nella moda, stroncando sul nascere il suo tentativo di farsi strada, a partire dalla realizzazione di un book fotografico con un professionista del settore.
Secondo il racconto della ragazza il difficile rapporto assume contorni da codice penale quando, di ritorno da scuola, il papà la affronta con un bastone. Le vuole far pagare le numerose assenze segnalate dal preside del Liceo che frequenta. E non si limita ad una lavata di capo, ma la insegue con un ramo d'ulivo.
Nei giorni successivi la ragazza torna in classe e racconta l'accaduto ad una professoressa, che l'accompagna all'ospedale. I medici le riscontrano lesioni guaribili in sette giorni. La denuncia arriva sul tavolo della Procura e la diciassettenne viene assegnata ad una struttura protetta. Dopo alcuni tentativi di riavvicinamento con i suoi, a processo la giovane non si è costituita parte civile: non chiederà loro i danni.
pi. pra.



