Non funziona più: troppo costoso, poco pratico, sempre meno coinvolgente, in qualche modo già sentito. Ci credete? Parliamo del rock. Sembra impossibile, ma i segnali sembrano chiari: ci stiamo avvicinando alla fine di un ciclo. Almeno a Brescia, terra che - vuoi per la quantità e qualità delle band, vuoi per il numero di locali dedicati - si era a ragione guadagnata l'appellativo di «capitale underground d'Italia». Ora chitarra e amplificatore non sono più al centro della scena, a scalzarli sono stati i dj-set. Consolle, dischi e piste da ballo, logisticamente meno impegnativi e in grado di consentire guadagni migliori, sono i nuovi re.
L'ideale passaggio del testimone s'è concretizzato nella rivoluzione in seno al Vinile45. (Ri)nato nel 2010 negli spazi del Donne e Motori, storico locale live della zona industriale, per due anni è stato teatro di concerti di gruppi internazionali, nazionali e bresciani. Ora diventa un club, ospiterà serate a base di elettronica. Basta cantanti e bassisti, solo dj e dancefloor.
«L'apparato dei concerti costa molto - racconta Marco Obertini, ex direttore artistico del Vinile ma sempre cervello della programmazione al Lio Bar -. Se fino a qualche anno fa, grazie a ottimi ritorni di pubblico, non lo sentivi, ora è tutto diverso. È anche una questione di moda prosegue Obertini -: il ciclo live si sta chiudendo, mentre i dj sono al top. Inoltre Brescia è una città atipica. L'espansione degli ultimi anni ha innescato un meccanismo inflazionistico». E le band bresciane? «Un tempo ti facevano scoppiare il locale e avevano prezzi bassissimi. Ora anche la nostra scena sembra in stallo».
Le feste elettroniche, invece, «tirano». «Ho trovato il mio target - spiega Mireille Filippini, ideatrice delle serate "Sparta" -. Ragazzi dai sedici ai vent'anni, che vogliono il locale pieno, una situazione "trendy" in cui passare del tempo con altri come loro. I teenager ballano, cosa che i bresciani "da concerto rock" forse si vergognano a fare, e consumano al bar. Inoltre arrivano prima: il club inizia a riempirsi già verso le 22». «Credo che a vivere una fase di stanca sia il tradizionale rock indipendente - commenta Patty Valsecchi, professione promoter -. Non è un caso che, tanto per rimanere su Brescia, i live-set che hanno più fortuna sono quelli di band come Aucan e Pink Holy Days, due progetti in cui la componente elettronica è fondamentale. In questo ultimo anno - prosegue Patty - sono stata contattata sempre più da organizzatori di serate electro e sempre meno per concerti. Il rock sta diventando una cosa di nicchia, i dj-set invece sono vissuti come un fenomeno d'aggregazione».
Club non significa discoteca. Lo specifica Alessandro Palma, che si occuperà della direzione artistica del «nuovo» Vinile45. «Secondo me la disco a Brescia è il territorio di "tavolari bevi-champagne", gente più interessata al contorno che alla musica. Club, invece, significa qualità e versatilità in consolle (tra nu-disco, funky e house) ma soprattutto sudore sulla pista. Il live si esaurisce in due ore, un dj-set dura molto di più e soddisfa appieno la voglia di divertirsi».
Fasi, cicli, mode. Il rock, ovviamente, sopravviverà, anche e soprattutto a Brescia, città che in questi ultimi anni ha vissuto un vero e proprio rinascimento (di cui è prova tangibile l'eccezionale successo del maxi-festival 4/quarti). Come in ogni processo evolutivo, qualcosa, però, dovrà cambiare. Il clubbing si appresta a vivere una stagione di successi? Band e locali «tradizionali» sono chiamati a giocare la carta del rinnovamento.
Daniele Ardenghi
Un esercito di dj ora fa tremare il rock bresciano
Coinvolgenti e più redditizie, le feste a base d'elettronica sempre più spesso «scalzano» i concerti live.

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