Ci sono i responsabili della Faeco, ma anche della Ferriera Valsabbia di Odolo. Così come i manager di un'azienda di Frattaminore (Napoli) e di un'altra di Caserta che provvedeva ai trasporti. Con loro anche i rappresentanti di un'acciaieria friulana. Sono in tutto diciotto gli imputati. Sono accusati a vario titolo di violazione dell'articolo 260 del testo unico in materia ambientale e dovranno risponderne nel corso del processo che sarà celebrato il 26 maggio del 2013 davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale.
La decisione è stata presa ieri dal giudice dell'udienza preliminare Ciro Iacomino, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Claudio Pinto, cui il fascicolo è stato girato da Napoli dopo la dichiarazione di incompetenza territoriale formulata dal Gip partenopeo.
I fatti per i quali le diciotto persone finiranno a processo risalgono ad un arco temporale compreso tra il 2004 e il 2008. A portarli all'attenzione della giustizia fu una pattuglia della Polizia Stradale di Verona, che fermò un autotreno, controllò il suo carico e concluse per la difformità del materiale trasportato dalle bolle d'accompagnamento. In sostanza per gli agenti il rottame «stivato» sul Tir non era scarto trattabile con procedura semplificata, ma sostanza ben più inquinante.
Da Verona, seguendo le bolle di accompagnamento, la notizia rimbalza a Napoli e si ferma sulla scrivania del pm Maria Cristina Ribera. Quest'ultima avvia un'indagine che porta alla Commet, azienda di rottamazione di autoveicoli a Frattaminore. La Dda partenopea scopre che i rottami non sono trattati e ripuliti prima di finire nel circuito del riciclo e che, compressi, vengono caricati sui mezzi della Trasporti Italia di Caserta con il loro carico di oli, gomme e Pcb. Seguendo il percorso dei Tir la procura napoletana arriva al macinatore della Siderurgica di San Giorgio di Nogaro, dove le «balle» di lamiera subiscono un passaggio al frantoio, sono sminuzzate e selezionate. La parte ferrosa poi viene spedita alla Ferriera Valsabbia di Odolo, mentre il fluff, il residuo non metallico, conferito alla discarica Faeco di Bedizzole.
Secondo l'accusa non solo i vertici della Commet erano consapevoli del traffico illecito di rifiuti pericolosi, ma anche gli utilizzatori finali: tanto a Odolo, quanto a Bedizzole. Su questa scorta i Carabinieri del Nucleo Operativo ecologico nell'ottobre del 2007 appongono i sigilli alle due aziende bresciane. Parte degli stabilimenti rimangono inoperosi per mesi.
Ferriera Valsabbia e Faeco si sono sempre difese sostenendo di aver operato nel pieno della legittimità e secondo le autorizzazione previste dalla legge. Diverse le contestazioni mosse in questi anni alle ipotesi accusatorie dai difensori delle società, che il 23 maggio dell'anno prossimo torneranno alla carica per dimostrare la regolarità del loro operato e l'assoluta estraneità all'inchiesta della procura napoletana. pi. pra.
Traffico di rifiuti, 18 persone a processo
Manager di Faeco e della Ferriera Valsabbia, con imprenditori e trasportatori campani, accusati di utilizzo di scarti d'auto non trattati

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