Trentamila euro per scuola: una cifra ragionevole e necessaria per far fronte ai problemi quotidiani, dall'acquisto di materiale di consumo alle iniziative per l'integrazione di alunni stranieri. Una cifra che in città viene cancellata dal bilancio degli istituti comprensivi di scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado.
Il Comune di Brescia ha annunciato che taglierà per carenza di fondi il suo supporto al diritto alla studio e «se verrà a mancare non potremo garantire il nostro servizio a settembre - dice il professor Piero Maffeis, presidente dell'Associazione scuole autonome bresciane -. L'annuncio è stato dato negli incontri con i rappresentanti dei 15 istituti comprensivi cittadini. Noi abbiamo scritto una lettera ai gruppi consiliari per segnalare la prospettiva che si apre. Il sindaco ci ha parlato di una situazione d'emergenza, si dice che i Comuni possono e non devono intervenire a sostegno del diritto allo studio, noi ci appelliamo alla legge 31 dell'80 che è ancora valida. Il problema è gravissimo: lo Stato sottostima i bilanci delle scuole e non si fanno più attività integrative, non ci si occupa delle situazioni di disagio e l'attenzione all'handicap è stata ridimensionata. Il Comune di Brescia dice di non potersi far carico di queste esigenze, ma noi vediamo che in provincia gli altri Comuni sia pur con fatica cercano di riconoscere alla scuola una priorità. Vorrà dire che ognuno si assumerà le sue responsabilità».
Tra crisi di sconforto e venti di battaglia, c'è chi si inventa le lotterie per raggranellare un po' di soldi utili a far funzionare corsi e laboratori e c'è già una scuola, la media Bettinzoli, che non ha approvato il bilancio dopo due anni in rosso.
«Sarà commissariata e andremo tutti a finire così - commenta il professor Maffeis -: alle superiori ancora ancora si va avanti chiedendo una quota alle famiglie, ma il Ministero ci scrive che queste risorse devono essere utilizzate solo per ampliare l'offerta formativa e non per coprire le spese di funzionamento. Risponderemo che dovrebbero garantirci le risorse per il funzionamento. Ogni scuola ha problemi e nessuno li prende a cuore. Siamo messi malissimo e non troviamo interlocutori. Siamo consapevoli della difficile situazione economica, ma vorremmo riuscire a gestire il servizio in modo corretto: oggi siamo in emergenza continua e nella necessità di fare continua supplenza. Si parla tanto di qualità e dico che siamo bravi, perché in queste condizioni la scuola potrebbe davvero ridursi ai minimi termini e invece può contare sull'impegno di molti».
La citazione va alle classi numerose con situazioni di disagio negli istituti professionali, a percentuali di alunni stranieri che arrivano al 60-70 per cento in alcune scuole primarie, alla buona volontà di insegnanti che si sobbarcano un lavoro aggiuntivo nella difficoltà di assegnare supplenze.
Una soluzione il professor Maffeis l'avrebbe: «Eliminare le sovrastrutture. A cosa serve l'Ufficio scolastico territoriale? Con l'autonomia scolastica doveva sparire già anni fa. A Milano si è ampliata la direzione regionale, che è una ramificazione ulteriore del Ministero. Si dovrebbe sostenere l'organizzazione delle scuole, non l'organizzazione di convegni».
Insomma, Maffeis confessa: «Le abbiamo provate tutte e non trovo spiragli: a settembre arriveremo al dunque. Personalmente ho vietato di chiedere aiuto ai genitori per l'acquisto di risme di carta o di matite: non voglio che si faccia accattonaggio, piuttosto chiudiamo. La scuola bresciana è una realtà bella, dinamica, ma ci mettono alle corde».
Elisabetta Nicoli