Brescia e Hinterland

Partiti, civiche: il cambiamento è già altrove

Le difformi strategie di Viviana Beccalossi, Emilio Del Bono, Laura Castelletti e Francesco Onofri.

Vicinanze intenzionali, lontananze esistenziali. Se il recente voto amministrativo esprime non l'antipolitica, ma una domanda di buona e altra politica, un desiderio di partecipazione, allora il problema «partiti politici e/o liste civiche» - tema del dibattito promosso ieri sera, agli Artigianelli, da Brescia Tricolore, Areopago e altre associazioni di analoga area politica alle quali ha dato voce Mario Labolani - è già superato.

I relatori - Viviana Beccalossi (Pdl), Emilio Del Bono (Pd), Laura Castelletti (Brescia per Passione), Francesco Onofri (Piattaforma Civica) - moderati dal collega Massimo Lanzini provano a circumnavigarlo, ma ci sbattono contro. Pur nella versione dell'affermazione del Movimento 5 Stelle.

Laura Castelletti e Francesco Onofri cavalcano la versione distintiva tra partiti e civiche: loro sono i portatori della domanda di cambiamento - di personale politico, stile di rappresentanza e governo della cosa pubblica e del bene comune - che i partiti non riescono a realizzare. Lo fanno ciascuno in proprio: non ci sarà una grande civica. Se Onofri si dice intenzionato ad aiutare lo schieramento pronto a cambiare, nei fatti, persone e modi di amministrare la città, Laura Castelletti dichiara l'ambizione di amministrarla. Onofri richiama il limite politico delle civiche - essere un fatto locale - e la mancanza nel confronto del vincitore delle amministrative, quel Grillo che opera su scala nazionale.

Però la serata vede protagonisti i due uomini di partito. Beccalossi e Del Bono, pur con accenti diversi, convergono nel prendere le distanze dai partiti nazionali: la frana è nella centrale romana. Non dicono Roma ladrona, ma poco ci manca: la cattiva politica, compresa l'impropria gestione del finanziamento pubblico dei partiti, nasce e cresce laggiù. La Beccalossi aggiunge qualche tema lombardo: l'imposizione di eletti tipo la Minetti, le distorsioni di comportamento di eletti da tante preferenze bresciane.

Il botto è su Loggia 2013. Del Bono parla da potenziale candidato del Pd e dice alcune cose precise: esiste un governo della città e noi ci poniamo come alternativa di governo; un'alternativa da costruire su un programma condiviso, una squadra coesa, un candidato sindaco da spendere subito, dal primo turno. Non un'ammucchiata anti Paroli, una coalizione che definisca i suoi confini programmatici così da poter governare la città.
Per Del Bono l'alternativa è un cantiere più dinamico rispetto a una maggioranza che chiede un voto di conferma. Quindi aperta alle sollecitazioni civiche.

Viviana Beccalossi sfila la camicia a Paroli e - mentre Del Bono gongola - ne indica le cicatrici, smontando il meccanismo delle grandi opere, mostre comprese, per dire che vanno a scapito dell'erogazione dei servizi sociali, da privilegiare in un tempo strutturale di crisi economica. Si può convenire, detto così suona rimprovero a Paroli. Attacca frontalmente la Lega - citandone i guai giudiziari - e l'Udc - prospettandone il vizietto di stare con chi vince e la frana elettorale - mentre Paroli cerca di ricucire le alleanze. Infine propone un condiviso programma di priorità civiche, lasciando al resto lo scontro politico.
Prima che verso le civiche, il chiarimento va fatto nel partito.

Adalberto Migliorati

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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