Brescia e Hinterland

Le acque dei nostri fiumi ammalate di farmaci

Sapete che antibiotici, ormoni, diuretici e betabloccanti sono presenti, anche se in piccole dosi, nelle acque dei nostri fiumi, penetrano nel terreno e contaminano le falde?Il fenomeno è fotografato dal recente rapporto dell'Agenzia europea dell'Ambiente nel quale si esprime preoccupazione.

Sapete che antibiotici, ormoni, diuretici e betabloccanti sono presenti, anche se in piccole dosi, nelle acque dei nostri fiumi, penetrano nel terreno e contaminano le falde?Il fenomeno è fotografato dal recente rapporto dell'Agenzia europea dell'Ambiente nel quale si esprime preoccupazione in quanto, «sebbene le concentrazioni delle singole sostanze siano molto basse, non è noto quali conseguenze possa avere l'insieme di principi attivi su piante e animali, ed anche sull'uomo».

«Si tratta di un problema internazionale: i metaboliti dei farmaci che vengono assunti dalle persone, ma anche dagli animali, finiscono negli sciacqui delle acque reflue, anche in quelle dei nostri fiumi - spiega Giulio Sesana, direttore del Dipartimento di Brescia dell'Arpa, l'Agenzia regionale per l'Ambiente -. Non deve dunque sorprendere che nelle acque si trovino cocaina, progestinici, caffeina e via dicendo. Dati che servono innanzitutto da indicatori per capire esattamente il numero di persone che ne fanno uso, soprattutto nel caso della cocaina».

Il problema della presenza di farmaci e di altre sostanze tossiche nelle acque è da un anno oggetto di studio dai ricercatori dell'Istituto di Ricerche farmacologiche «Mario Negri» di Milano. In un articolo firmato si legge: «I farmaci contaminano l'ambiente attraverso una serie di fonti diffuse. Lo smaltimento improprio e l'industria contribuiscono a questo fenomeno, ma la fonte principale dell'inquinamento è il paziente stesso. Una volta somministrati, molti farmaci non sono metabilozzati e vengono escreti come tali. Con le acque fognarie raggiungono i depuratori che non sono in grado di degradare molecole complesse».

Lo stesso dott. Sesana che sottolinea che «i controlli che vengono effettuati da noi riguardano soprattutto i pesticidi, ma è evidente che la microcontaminazione non è solo data dal Pcb e dalle diossine. Per un'analisi complessa, che rilevi anche la presenza di altre sostanze, come quel che non viene smaltito dall'uso dei farmaci o dalla cocaina, servono strumenti molto costosi e sofisticati. In Lombardia l'Arpa possiede due di queste strumentazioni: una si trova a Milano e l'altra a Brescia. Sono in grado di rilevare i residui rimasti nelle acque e che, come abbiamo sottolineato, sono cosa diversa dalle sostanze originarie proprio perché l'impianto di depurazione abbatte del 100% gli inquinanti».

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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