Mercoledì 28 marzo 2012 un piccolo artigiano edile di 58 anni si è dato fuoco in via Rodio Nanni Costa a Bologna di fronte alla sede delle Commissioni Tributarie. L’atto estremo nasce da un disagio economico causato da un’impresa in sofferenza, dal poco lavoro associato a problemi col fisco per alcuni tributi e da un contenzioso con l’ufficio delle imposte.
La situazione è di grande drammaticità, il numero dei suicidi di piccoli-medio imprenditori per problemi finanziari è in aumento esponenziale. Tra il 2008 e il 2011 sono fallite più di 39.500 aziende in Italia, particolarmente colpite le piccole industrie famigliari. Gli imprenditori lombardi sono primi in classifica: 31,5 fallimenti ogni 10.000 aziende attive.
Il CGIA di Mestre ha rilevato che un fallimento su 3 è causato da ritardi nei pagamenti e il dato sconcertante è che la maggior parte dei ritardatari è costituita dagli enti della pubblica amministrazione. Perciò lo stato italiano,il quale dovrebbe essere tra i migliori clienti, è il peggiore dei pagatori; per saldare una fattura impiega più tempo di qualsiasi altro stato europeo. A tale proposito la relazione annuale del 2011 della Banca d’Italia dimostra che lo stato italiano detiene 62,5 miliardi di euro di debiti commerciali.
La situazione economico-commerciale di crisi italiana può essere riassunta in una sorta di circolo vizioso: le piccole-medio imprese falliscono poiché spesso mancano soldi a causa dei ritardi nei pagamenti, in particolar modo da parte degli enti pubblici; lo stato, pessimo saldatore di debiti, esige però paradossalmente estrema puntualità nel pagamento delle tasse, mettendo in serie difficoltà le imprese che, in tempo di crisi, non hanno più credito dal sistema bancario. L’ipotetica soluzione potrebbe essere che lo stato evada tutti i suoi debiti.
Tuttavia sottrarre 60 miliardi di euro alle casse dello stato richiederebbe a compensazione il ricorso ad un ‘ulteriore pesante manovra finanziaria, ossia all’ennesima tassazione dei cittadini e quindi delle imprese. Si innescherebbe così un ulteriore circolo vizioso nel quale i piccolo-medio imprenditori si troverebbero ingabbiati. Non è semplice trovare una soluzione specifica, il governo ci ha provato promovendo una legge per estinguere il 10% del debito pubblico, ma evidentemente ciò non è bastato.
Per quanto riguarda la situazione drammatica dei suicidi imprenditoriali è da evidenziare l’assoluta latitanza delle istituzioni nei confronti delle vittime prima e dei loro familiari poi.
Giulia Barozzi 4^C liceo CALINI
Tratto da GdB di giovedì 29.03.2012 “Ha problemi col fisco,artigiano si dà fuoco a Bologna”
Calini - Suicidio o "omicidio di stato"?
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