Brescia e Hinterland

Calini-29 esami universitari in un anno...

Dalla cartelletta “the family” spunta una laurea del Trota che solleva non poche perplessità
L'ultima vicenda della famiglia Bossi riguarda proprio Renzo, detto il Trota, figlio del “Senatùr”. Infatti le procure di Milano e di Napoli hanno trovato nella famosa cartella “the family”, custodita gelosamente nella cassaforte del tesoriere del partito leghista Belsito, un diploma universitario in Gestione aziendale (facoltà di economia),  conseguito dallo stesso Renzo all'Università Kristal di Tirana, Albania. I dubbi riguardanti la reale validità del documento sono alimentati da numerosi fattori: in primis il fatto che sia stata conseguita non in Italia ma in Albania, paese oltretutto fortemente criticato dal partito leghista. E perché celare il documento proprio nella cartella “the family”, contenente le spese personali della famiglia Bossi (ora sotto inchiesta perché si presume siano stati usati i soldi del partito)?

Il dato però maggiormente sconcertante sono le incongruenze temporali riguardanti questo misterioso diploma universitario: l'immatricolazione del Trota alla Kristal è stata segnata nell'anno 2007/2008, anno in cui (in teoria) sarebbe dovuto uscire dalla scuola superiore con un diploma; ma le cose non sono andate proprio così... Infatti Renzo ha impiegato ben 3 anni per conseguire il diploma superiore, documento necessario per l'ammissione all'Università, ottenuto quindi solo nel 2009 (in un istituto il cui nome non è mai stato rivelato). Inoltre “l'asino della classe” sarebbe  diventato magicamente lo studente modello, conseguendo la laurea non nei 3 anni previsti, bensì in un anno solo, facendo quindi, in media, più di due esami al mese con ottime votazioni. Un colpo di genio ha investito il Trota tanto da renderlo un “cervellone”? Altamente improbabile!

Piuttosto aumentano a dismisura i sospetti di una laurea comprata, per di più con i soldi del partito leghista. Il disappunto è grande da parte non solo degli studenti albanesi, che accusano i Bossi di contribuire al degrado della loro istituzione universitaria, ma anche da parte di tutti gli studenti italiani  onesti, che lavorano sodo per conquistarsi un dottorato, e che, con amarezza, vedono “l'asino della classe” conseguire la laurea in tempi da record , senza versare una goccia di sudore, e magari con voti migliori, solo perché il papà è Umberto Bossi. La vicenda riapre la questione morale, vera e propria piaga per il nostro paese che, oltre a provocare concreti danni, ponendo ai vertici chi per mancanza di adeguati requisiti  non può svolgere con competenza un incarico pubblico, educa pure criminalmente i giovani onesti  alla rassegnazione e alla sfiducia nei confronti della possibilità di affermarsi nella società grazie all’impegno e al  merito.

La mancanza di pudore e la cosiddetta “faccia tosta” di coloro che dovrebbero rappresentare il popolo italiano non hanno più limiti, e fin troppo spesso ci si chiede dove trovino ancora il coraggio di mostrarsi ancora ad un pubblico ormai nauseato dalle loro “furbate”.
Irene Loda 4^C liceo “Calini”
 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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