PER UN’ANTIMAFIA SOCIALE
La “linea della palma”, il clima adatto alla crescita di questa pianta, e la linea del caffè forte, la linea degli scandali si sta spostando sempre più a nord, di almeno un centimetro all’anno.
La metafora che Sciascia utilizzava nel 1960 ne “Il giorno della civetta”- afferma, incominciando l’incontro con noi studenti, Michele Prestipino (procuratore aggiunto a Reggio Calabria e già coordinatore delle indagini che hanno portato alla cattura dell’indiscusso Capo dei Capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano)- non è mai come ai nostri giorni attuale.
Giorni, i nostri, in cui è necessario sconfiggere il radicato pregiudizio che induce a ritenere la mafia come un problema estraneo al Nord Italia, opinione sostenuta, in modo inconsapevole o in malafede, da un ampio settore dell’opinione pubblica e da alcuni partiti politici.
Non si può infatti più parlare di semplici infiltrazioni, ma bisogna prendere coscienza della struttura permanente e stabilizzata che organizzazioni di tipo criminale, specialmente ‘ndranghetiste, hanno acquisito in Lombardia come in Piemonte, influendo con capitali “sporchi” fino al 10% sul PIL, ed avendo, con straordinaria abilità, esportato un nuovo modello e un nuovo controllo sociale, basato sul cosiddetto “sistema relazionale”.
Ciò che costituisce la vera forza delle mafie, citando Nando Dalla Chiesa, sta fuori dalle mafie, sta nella complicità, nel patto collusivo stipulato con ampi pezzi di istituzioni e blocchi della società, con le personalità politiche e con il sistema-impresa.
La vera potenza delle mafie risiede nella “zona grigia”, che inizia a svilupparsi dal semplice contatto tra “mafioso” e “non mafioso”, laddove il “pizzo”, obbligo di natura contributiva, non è considerabile come un mero atto vessatorio,ma come una vera e propria “tassa d’ingresso in un sistema mafioso da cui trarre vantaggio”.
Altra parola chiave per la costruzione della “grammatica del linguaggio mafioso” proposta dal dott. Prestipino, è dunque “consenso”, il consenso sociale che si rivela fondante per il potere mafioso, consenso che è generato dalla dicotomia “rispetto-soggezione”, impliciti in qualunque relazione, in qualunque contatto di tipo mafioso.
Le mafie sono un fenomeno che non si propone come “anti-Stato”, come opposizione e sostituzione allo Stato, ma aspirano piuttosto ad un forte rapporto di coabitazione con esso.
Accanto all’attività repressiva, compito della magistratura e delle forze dell’ordine, Michele Prestipino invita ad un programma di educazione, cultura e formazione che coinvolga cittadini e studenti: un buon esempio ne sono stati gli incontri di lunedì 26 marzo con la cittadinanza bresciana presso la Sala Piamarta in via S. Faustino, e quello tenuto nella mattinata del 27 con gli studenti del Liceo Classico Arnaldo. Il procuratore, ribaltando un concetto gramsciano, propone la separazione, la frattura dal grumo di potere mafioso di un “blocco sociale”, in grado di produrre un modello d’azione antitetico a quello della criminalità organizzata, capace di alimentarsi della collaborazione sinergica fra le varie componenti sane del Paese.
Ricordando le parole di Don Ciotti, la miglior arma antimafia è la Costituzione.
L’unica vera antimafia è quella sociale.
Chiara Molinari II F Liceo Classico Arnaldo
Arnaldo - L'antimafia sociale
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