Una Bolzano gradevolmente ammantata di Tricolore ed un sole tropicale incorniciano l'afflusso delle decine migliaia di alpini che da ogni parte del mondo si concentrano in Alto Adige per la loro 85.a Adunata nazionale, voluta e pensata nella città che è sede del Comando Truppe Alpine in coincidenza con il 140° anniversario di fondazione del Corpo.
E l'accento prevalente, ovunque, è quello delle valli e delle contrade bresciane e bergamasche, i cui figli hanno in massima parte prestato il servizio militare proprio da queste parti, quando brillavano sulle maniche delle giacche gli stemmi delle Brigate Orobica e Tridentina ed i nomi dei battaglioni e dei Gam erano Edolo, Vestone, Tirano, Bergamo, ecc. . Fattore che favorisce gli incontri tra ex commilitoni, anche a quaranta o cinquant'anni di distanza: incontri che confermano la incredibile e commovente solidità di quella che normalmente si chiama «alpinità».
E la marea alpina sta piano piano ma inesorabilmente avvolgendo anche la compassata capitale sudtirolese, i cui abitanti, soprattutto nelle periferie che ospitano la maggior parte degli acquartieramenti sorridono, salutano, fraternizzano: certo la «prova» più difficile sarà quella di stasera, con il non grandissimo centro storico paralizzato da centinaia di migliaia di persone festanti, ma l'organizzazione perfetta (come da copione) della municipalità ha sinora tenuto lontano dal cuore cittadino i fracassoni con i «trabiccoli» che magari faranno sorridere, ma che sono oggettivamente pericolosi e fastidiosi.
Così la prima giornata ha dipanato con precisione il programma aperto dall'alzabandiera in piazza Mazzini, la deposizione della corono ai Caduti (di tutti i fronti e di tutti gli eserciti) al cimitero di Bolzano, l'inaugurazione della Cittadella degli alpini (con tutte le moderne dotazioni delle truppe alpine in esposizione) e l'incontro con i presidenti delle Sezioni Ana all'estero, portatori di un incredibile attaccamento alla Patria.
Quindi il momento più atteso, l'arrivo della Bandiera di guerra del 6° Reggimento Alpini, accolta dai gonfaloni del Trentino-Alto Adige, della Provincia di Bolzano, di tutti i Comuni altoatesini e dai vessilli delle Associazioni d'arma, a cominciare dal Labaro dell'Associazione Nazionale Alpini, da poco insignito della medaglia d'oro numero 208, alla memoria di Mauro Gigli, del 32º reggimento Genio della «Taurinense», Caduto in Afghanistan nel luglio del 2010 mentre disinnescava un ordigno insieme al caporal maggiore capo scelto Pierdavide De Cillis, del 21º reggimento Genio di Caserta, anch'egli Medaglia d'Oro alla memoria. La Bandiera ha attraversato in sfilata il centro storico della città, per ricevere gli onori finali in Piazza Walther.
E gli alpini, com'è loro tradizione, hanno già lasciato un segno di riconoscenza permanente a Bolzano: gli uomini della Protezione Civile alpina hanno infatti sistemato la passerella sul torrente Talvera, hanno rifatto il campo di bocce del Parco Mignone, hanno ripulito la strada che sale al castello di Firmiano e hanno restaurato la baita a Colle. Un bell'esempio, anche se solo una «goccia» nel mare delle 1.910.000 ore di lavoro volontarie prestate dagli alpini italiani nel solo 2011 (per un controvalore di 53 milioni di euro).
Sabato sono in programma momenti spettacolari, come il lancio di paracadutisti allo stadio Druso, la Messa in suffragio dei Caduti in Cattedrale, l'incontro ufficiale della Presidenza Ana con le autorità provinciali e cittadine ed il concerto dell'Orchestra Haydn nell'auditorium omonimo. Poi sarà un'unica, inimmaginabile, infinita notte di festa, la più grande notte verde (nel senso del colore delle mostrine alpine) dell'anno.
Dall'inviato Massimo Cortesi



