Dal primo luglio Equitalia, come ha stabilito il decreto dopo quattro successive proroghe, non si occuperà più della riscossione dei tributi locali per conto dei Comuni.
E la normativa fa capire che Equitalia da ieri non solo non può più lavorare su nuovi ruoli, ma dovrà rimettere anche tutti gli arretrati in riscossione, ovvero tra gli 11 e i 13 miliardi che i Comuni hanno già iscritto in bilancio.Gli enti locali chiedono sei mesi di tempo per organizzarsi e non perdere o comunque aspettare troppo a lungo una cifra che, dopo la sospensione della rata Imu di giugno sulle prime case (vale 4 miliardi), porterebbe tutti i Comuni italiani nel baratro.
La «mazzata» coinvolge anche molti enti locali bresciani. «È vero che nella nostra provincia i Comuni si affidano per la riscossione a società private o cooperative ma, in particolare per l’Imu, ovvero un’imposizione legata al modello F24, anche i nostri enti sono legati all’attività di riscossione di Equitalia». A dirlo è Ettore Monaco, presidente di Acb Servizi, braccio operativo dell’Associazione Comuni bresciani.
Abbiamo quindi chiarito i confini del problema, legato all’F24 che, prossimamente, dovrebbe accorpare anche la tassa sui rifiuti, la nuova Tares. «Su questo fronte - aggiunge Monaco - potrebbe venire a mancare la mediazione del sindaco. Sino a un anno fa la morosità sulla Tarsu era fisiologica, dal 3 al 4 per cento del totale. Il primo cittadino poteva intervenire laddove ravvisava il reale stato di indigenza delle famiglie, scorporandolo dall’evasione. Ora la percentuale dei mancati pagamenti è salita al 15 per cento. E si badi, non parlo di evasione, ma ancora di morosità per evidente mancanza di risorse da parte di persone che hanno perso il lavoro, che devono mantenere dei figli e sono in cassa integrazione».
La situazione descritta dal presidente di Acb Servizi denota anche un’altra esigenza da parte dei Comuni: solo la conoscenza diretta del territorio e dei problemi consente di mediare fra fiscalità e nuove povertà. Quindi c’è un futuro esattoriale da definire il base alle mutate condizioni della società. «L’ordine di grandezza è purtroppo questo», aggiunge il presidente facente funzioni dell’Anci, Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia. «Noi non vogliamo nuove proroghe, nè che Equitalia continui a gestire le riscossioni, è giusto che i territori possano autodeterminarsi, ma serve una normativa ed almeno sei mesi per gestire la transizione».
L’assurdità è che l’ultima proroga a Equitalia, quella dell’ ottobre 2012, ha di fatto vietato ai Comuni di fare nuove gare e nuovi affidamenti per le riscossioni. Insomma ha in qualche modo dissuaso i primi cittadini a trovare modelli alternativi. Nella partita dei 13 miliardi a rischio ci sono circa 2 miliardi e mezzo che arrivano ai Comuni dalla riscossione delle contravvenzioni stradali.
E c’è anche di più: gli agenti della riscossione del gruppo Equitalia Spa hanno inviato nelle scorse settimane a molti Comuni italiani richieste di rimborso delle spese sostenute per le procedure cautelari ed esecutive «infruttuose». Insomma, oltre al danno la beffa.



