Dal lavoro di Maurizio Bernardelli Curuz, direttore artistico della Fondazione Brescia Musei, che ha intrapreso un percorso di ricostruzione semantica dell’opera del Giorgione «I tre filosofi», è nata la mostra da martedì in anteprima a Santa Giulia.
Diversamente da quanto sostenuto da Salvatore Settis, il dipinto (conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna) non raffigura - ha osservato Curuz - i tre Magi, bensì Mosè, il «primo alchimista», assieme al filosofo ermetico Geber e all’«alchimista dell’Occidente», presumibilmente Leon Battista Alberti, autore di un trattato sulle lunule.
L’esposizione (ad ingresso libero, dal martedì alla domenica, con orario 9.30-17) approfondisce una serie di elementi suggeriti dal quadro di Giorgione e collegati dal «fil rouge» delle «rivelazioni alchemiche».



