Volontariato al gattile di Poncarale

Ore: 06:00 | domenica, 13 giugno 2010

Solo qualche giorno fa ho letto con piacere la lettera del piccolo Luca recentemente pubblicata nella rubrica da lei diretta. Egli, con le parole semplici e sincere di un bambino, ha raccontato l'esperienza vissuta al gattile di Poncarale e mi ha offerto l'occasione per raccontarvi anche la mia.
Mercoledì 19 maggio 2010 mi trovavo in via Alfieri a Brescia e, giunta in prossimità della mia autovettura in sosta, ho visto un gatto fermo accanto ad essa. In un primo momento ho pensato fosse uno di quei gatti che bazzicano nella zona e che, non essendo di proprietà di nessuno, sono stati «adottati» dai cittadini che abitano nella via. Osservandolo bene ho però capito che questo gatto era debole, con occhi e bocca coperti di infezioni, sicuramente ammalato.
Non me la sono sentita di lasciarlo in strada in quelle condizioni perché, come mi ha poi confermato la veterinaria, sarebbe morto in pochi giorni. Visto le sue pessime condizioni di salute, l'ho caricato senza fatica in auto e portato dal veterinario per le prime cure. Successivamente l'ho portato a casa, dove ho già tre gatti.
Nonostante il desiderio di tenerlo con me, mi era quindi impossibile farlo, per cui mi sono posta il problema di dove portare questo povero gatto anziano e malato affinché potesse essere accolto e curato. Purtroppo a Brescia non esiste un rifugio per gatti assimilabile al canile sanitario.
Mi sono ricordata della casa cantoniera sita a Poncarale e che, da anni, è sede di una associazione che si occupa della tutela dei gatti. Mi sono recata là e ne sono rimasta entusiasta. Mi sono trovata in un luogo colorato e allegro in cui, non senza fatica, operano numerose volontarie che con il loro impegno quotidiano e gratuito si occupano e preoccupano di offrire ai gatti qui ospitati un rifugio, cure mediche e cibo in attesa che una famiglia li accolga. Compatibilmente con le loro possibilità, ospitano gatti abbandonati perché anziani o malati; indesiderati o venuti a noia; troppo piccoli per procurasi il cibo ma anche, come spesso accade, gatti maltrattati e vittime indifese della crudeltà umana. Crudeltà umana che troppo spesso si riversa contro i più deboli, siano essi bambini, anziani o, come in questo caso, animali. Non solo queste persone speciali sacrificano il loro tempo per i gatti accolti presso l'associazione, ma si occupano anche delle colonie sparse sul territorio della provincia di Brescia.
Esse fanno tutto ciò con un sorriso, dal quale traspare la voglia di aiutare chi non può difendersi da sé, e con la determinazione di chi, dal niente, ha creato e costruito con le proprie mani un luogo che è diventato rifugio per gli animali ma anche punto di riferimento per coloro che, come me, credono che il rispetto sia dovuto ad ogni essere vivente.
È con quello stesso sorriso che mi hanno raccontato delle difficoltà che incontrano nella loro «missione»; difficoltà che non le hanno fermate e neppure hanno impedito loro di accogliere anche il «mio» gatto.
Com'è possibile quindi che il sindaco di Poncarale, che è il paese dove vivo, resti indifferente di fronte all'impegno svolto con passione da persone che, senza chiedere alcun finanziamento ma contando solo sulla propria buona volontà e intraprendenza, si mettono ogni giorno in prima linea per la difesa degli animali e non consenta loro di proseguire in questa opera silenziosa ma incessante svolta con la consapevolezza di chi sta facendo qualcosa di veramente giusto?
Mi unisco quindi all'appello fatto dal piccolo Luca: se Gandhi dice che la civiltà di un popolo si vede anche dal modo in cui esso tratta gli animali, sono sicura che il sindaco, mettendosi una mano sul cuore, saprà fare una scelta che non potrà che fargli onore, come uomo politico ma anche e soprattutto come persona.
Antonella Longhi
Poncarale
 

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