Quel giorno lontano che rese possibile aiutare le vittime

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Leggiamo quotidianamente notizie sugli interventi umanitari in favore delle vittime dei conflitti armati. Tutto questo è per noi ormai scontato e naturale, quasi ovvio: i deboli devono essere protetti, le vittime aiutate. Eppure non sempre è stato così. 150 anni fa, il 22 agosto 1864, dodici rappresentanti di Stato firmavano a Ginevra la Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei militari feriti in guerra. Un piccolo trattato di soli 10 articoli destinato a cambiare il modo di intendere la guerra. Quella firma conferiva protezione giuridica all’azione della Croce Rossa costituitasi nel 1863 e sanciva la nascita del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) che ha lo scopo di mitigare le conseguenze dei conflitti armati, fissando un limite ai mezzi e ai metodi di combattimento al fine di proteggere le vittime dei conflitti. In questi 150 anni il Diritto Internazionale Umanitario si è evoluto per continuare a tutelare l’umanità che soffre a causa delle guerre. Eppure c’è ancora molto da fare. I conflitti si moltiplicano diventando sempre più violenti, le regole vengono sempre meno rispettate. Gli indifesi diventano un bersaglio: il maggior numero di vittime dei conflitti non sono i soldati ma i civili, donne, anziani, bambini. Quanti operano per prestare soccorso sono spesso oggetto di attacchi deliberati: la Croce Rossa nella sola Siria dall’inizio del conflitto ha perso 45 volontari; sono 455 gli operatori umanitari di diverse organizzazioni uccisi, feriti o rapiti nel 2013. L’azione dei DIU è dunque fallita? No. Assolutamente no. Grazie al DIU si continua a prestare soccorso, si lavora per portare la pace. Solo che si deve fare di più, molto di più, affinché le sue regole siano conosciute, affinché se ne comprenda appieno la necessità di rispettarle. Nonostante tutto noi crediamo fermamente nell’importanza del Diritto Internazionale Umanitario, così come ci avevano sicuramente creduto i bresciani che accolsero con entusiasmo la notizia della firma della Convenzione pubblicata da «La Sentinella Bresciana» del 23 agosto. Quei bresciani che, solo pochi anni prima, avevano toccato con mano la crudeltà dei combattimenti e mostrato una grande generosità verso i sofferenti, trasformando la città in un immenso ospedale che accolse circa 35.000 soldati feriti provenienti dal campo della battaglia di Solferino del 24 giugno 1859. Ricordando la generosità di quelle persone e di quanti, in tutto il mondo, in questi 150 anni, hanno soccorso i più deboli, anche a rischio della propria vita, vogliamo ricordare la data del 22 agosto 1864, quando la storia dell’umanità cambiò. Carolina David e Livia Giuliano

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