Lettere al direttore

Lasciateci l’Imu, non abbiamo la villa di Brunetta

Nel 2012 ho pagato l’Imu sulla casa di proprietà. In verità non si tratta di una vera casa ma di un modesto appartamento costruito circa 40 anni fa di circa 70 metri quadri ubicato nel centro di un paesino alla periferia di Brescia. Ho sentito che vogliono toglierla e che qualcuno vorrebbe pure restituire quella già pagata. Devo ammettere che la cosa mi preoccupa po’. In teoria dovrei essere contento se l’odiosa e odiata tassa venisse soppressa ma, purtroppo, non è così. Il motivo di questa mia avversità è molto semplice: io, dopo l’abbattimento previsto, ho versato la mostruosa cifra di 4 euro e sono sicuro che il mancato gettito dovuto alla soppressione dell’Imu costringerà l’amministrazione pubblica a compensarlo in altro modo. Il motivo accampato da quel qualcuno è che l’Imu è una tassa ingiusta perché colpisce un bene primario. A questo punto mi viene da chiedermi quali sono le tasse giuste e che si pagano volentieri. Forse la tassa automobilistica è una di quelle? Quando ho acquistato la mia automobile l’ho pagata con i soldi decurtati da quanto versato in trattenute sulla busta paga e faticosamente risparmiati ai quali ho dovuto aggiungere una ulteriore tassa del 20% che si chiama Iva (circa 3.000 euro). Stessa cosa, salvo l’Iva, dicasi per l’appartamento in cui abito. Dopo averci vissuto per 25 anni da inquilino, utilizzando altri soldi faticosamente risparmiati, sono riuscito ad acquistarlo. Mi ritengo fortunato perché il proprietario era mio suocero per cui me l’ha ceduto ad un prezzo di favore. Questo non significa che me l’abbia regalato. Se facessi il paragone tra il valore dell’appartamento (diciamo 100 euro) e quello attuale della mia automobile (8.000 euro) noto che ho versato una tassa di proprietà di 4 Euro per la casa il cui valore è di 100mila euro e una tassa di proprietà di 148,00 euro per l’automobile il cui valore attuale è di 8.000,00 euro. Non dovrei essere arrabbiato per i 4 euro ma, piuttosto, per i 148,00 euro. Non vi sembra? Forse se avessi pagato l’Imu sulla prima casa come l’on. Brunetta, ora sarei felice se la abolissero (5.500 euro non sono pochi), ma io non posseggo una villa con parco e piscina e barattare 4 euro all’anno con altri balzelli mi sa tanto, per me, di antieconomico. Chissà quanti sono nelle mie stesse condizioni e quanti nelle condizioni di Brunetta. Ergo che se l’Imu venisse soppressa e sostituita con tasse alternative, parte dell’Imu risparmiata da Brunetta me la dovrei sobbarcare io e tutti quelli che, all’incirca, si trovano nelle mie stesse condizioni. Qualcuno ha pure il coraggio di dire che la restituzione dell’Imu avrà ripercussioni positive sull’economia. La solita media dei polli. La cosa è già di per sé triste in quanto i «polli» sono proprio quelli come me, ma la tristezza si accentua se penso che ci sono «polli» che pensano di guadagnare con l’abolizione dell’Imu e neanche riflettono sul fatto che la tassa che sostituirà l’Imu se la dovranno sobbarcare ancora loro. Morto un Papa, se ne fa un altro. Forse sto farneticando perché, pensandoci bene, ricordo che qualcuno il modo sul come trovare i 4 miliardi di euro necessari a coprire l’abolizione dell’Imu sulla prima casa lo ha trovato. Ecco cosa diceva costui: «non pensate che nei meandri di una spesa pubblica pari a 800 miliardi si possono risparmiare 4 miliardi?» Ne rimarrebbero sempre 796, aggiungo io, da spendere e in parte sperperare. Seguendo il ragionamento mi vien da dire: non pensate che nei meandri di una spesa pubblica pari a 796 miliardi si possono risparmiare 2 miliardi per coprire gli «esodati» e la cassa integrazione in deroga? Ne rimarrebbero sempre 794 da spendere. E così via dicendo. Sono consapevole che il mio è un ragionamento del «tubo», ma mi adeguo a menti superiori. Ecco perché l’Italia è allo sfacelo; perché ci sono soloni che hanno sempre la soluzione in tasca, basta che questa soddisfi le proprie esigenze come l’autorestituzione dell’Imu. Quando invece i soldi si devono trovare per gli altri, sorgono tutte le difficoltà del mondo e le stesse strade si fanno difficili da percorrere. Dov’é il problema, l’importante per loro è che a smenarci siano solo gli altri. Marino Longhi Poncarale CALVISANO Valorizzare una frazione, premiare la gente nAllestendo la Mostra fotografica in occasione del 25 aprile su «Mezzane Ieri, Mezzane Oggi», non mi sono mancate nostalgie sul passato, sul come pensavamo la nostra Frazione, come la sognavamo, quando insieme ad altri, più giovani di età, ci impegnammo nella politica locale. Insieme alla Parrocchia, avevamo la Scuola Elementare, la Scuola Materna, l’Ambulatorio, comunicante con una saletta che diventa sede del Comitato di Frazione. Accanto a questa realtà pensavamo qualcosa di più per una Mezzane migliore. Non diventata tale, per colpa di tutti probabilmente, ma in particolare dell’Amministrazione Comunale, non solo l’ultima. Tanti anni fa si parlò di Parco del Chiese, fu ostacolata ed accantonata per la contrarietà del Comune, altri paesi oggi lo vantano come fiore all’occhiello a difesa della natura e del fiume Chiese, diffondendo sensibilizzazione nella cittadinanza, trasmessa anche nella raccolta differenziata, la nostra ancora molto lontana a definirsi tale. Dal 1978 esiste, prima in modo spontaneo il Comitato di Frazione, definito poi Comitato di Partecipazione, quale organismo comunale regolamentato dal Consiglio Comunale. Vari spazi venivano usati per iniziative pubbliche, all’interno dei locali dell’ex scuola elementare, nel cortile o nei locali per tanti anni definito Centro Sociale. Non mancarono mostre, feste, concerti, insieme ad assemblee e riunioni frequenti. Pensavamo che la ristrutturazione dell’ex scuola elementare, dalla cittadinanza voluta e sostenuta, (mentre l’Amministrazione Comunale voleva venderla, così come il Centro Sociale e magari la stessa scuola materna), portasse alla realizzazione di qualche sogno. Sale per mostre, biblioteca, palestra attrezzata, ambulatorio, Centro Anziani, sala letture, posteggio pubblico. Si era parlato anche del Museo della Civiltà Contadina, sicuramente il primo ed il più ricco di storia agreste, nato in provincia di Brescia, ma poi svanito nel nulla. Nei nuovi spazi dell’ex Scuola elementare, così come quelli del Centro sociale è nata l’opportunità, due anni fa, della Scuola Bottega di San Polo, con sezione staccata a Mezzane di Calvisano. Tale scuola sta dando lustro e nuova linfa alla nostra Frazione, ma nello stesso tempo ci è stata tolta la Sede del Comitato, senza spazi pubblici a disposizione, vedendoci relegati a chiedere l’elemosina ad ogni iniziativa alla Parrocchia. Disponibile certo, così come resta la possibilità di utilizzare la sala polivalente, con mordi e fuggi, essendo utilizzata quotidianamente come palestra per la Scuola Bottega. Utilizzabile dopo un iter burocratico e di sicurezza, da rallentare e smorzare ogni iniziativa a carattere pubblico. Insieme a questo, si pensava ad una viabilità più a misura delle persone, anche le più deboli. Con attraversamenti pedonali, marciapiedi con scivoli idonei alle carrozzelle e passeggini, marciapiedi all’entrata ed uscita del nostro piccolo, ma sempre centro abitato. Dove la pericolosità e percorribilità con gli ultimi insediamenti è più difficile. Percorsi ciclabili di sicurezza, anche quello rimasto sulla carta, di tanti anni fa, che dal capoluogo portava al fiume Chiese, attraversando la campagna. Lo stesso dicasi della ciclabile da Calcinato ad Acquafredda, che avrebbe coinvolto in modo importante Mezzane. È stata una delle prime presentata dalla Provincia di Brescia, ma mai realizzata. Lo stesso è accaduto con la notizia di sistemazione del Ponte sul Chiese, con previsto passaggio pedonale. Un ponte, di cui in passato come Comitato di Partecipazione ci eravamo positivamente adoperati, quando venne chiuso per insicurezza. Pensavamo anche ad un piccolo Parco Pubblico a verde attrezzato, come era stato individuato negli spazi accanto, all’ex Centro Sociale, oggi sarebbe stato utile anche alla Scuola Bottega. Area donata all’Amministrazione Comunale e dopo vent’anni regalata e riconsegnata ancora al vecchio proprietario, che l’ha sfruttata per nuovi appartamenti. Valorizzare la Frazione, significa dargli una mano a continuare nelle tradizioni delle sue festività, nel rispetto della cultura di chi vi abita, nel sollecitare e coinvolgere nelle iniziative, anche autonomamente espresse, le Associazioni esistenti. Lo stesso 25 Aprile giornata significativa, sarebbe stato «sensibile a mio avviso» trovare una soluzione, che fosse coerente con il passato ed i tanti elogi che di anno in anno erano pervenuti agli organizzatori, non certo per loro, ma per «il non dimenticare». Detto questo, non ci resta che sperare per un qualcosa che possa essere pubblico e civico per una Mezzane di domani. Anche se le prospettive legislative in atto e la burocrazia - che continua a schiacciare le autonomie dei Comuni - lascia poco da sperare.

Marino Marini
Calvisano

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